Sicurezza
Muore neonato, a processo medico del Versilia
Viareggio, la tragedia avvenuta dopo cinque giorni di vita: "Colpa di un catetere posizionato male". Indagati altri cinque colleghi
VIAREGGIO. Neonato muore all’ospedale Versilia dopo appena cinque giorni di vita, e dalla denuncia dei genitori scatta una maxi-inchiesta della Procura della repubblica di Lucca. Che vede coinvolti sei medici del reparto di pediatria-neonatologia. Uno dei quali viene rinviato a giudizio per omicidio colposo: secondo l’accusa, infatti, avrebbe delle responsabilità nel posizionamento sbagliato di un catetere applicato al corpo del bambino. Fatto che - sempre secondo gli inquirenti - è stato determinante nel provocare il decesso del piccolo.
La tragedia. I fatti risalgono al giugno del 2011. Il bambino nasce al “Versilia” prematuro e - in base a quanto emerge dall’inchiesta - ci sono delle complicazioni. Il piccolo viene intubato in neonatologia e aiutato con la ventilazione meccanica. Poche ore dopo, gli viene applicato un catetere venoso, come può accadere nei casi in cui un neonato - le cui vene non sono facilmente raggiungibili - viene sottoposto a terapie. Il catetere, però, si sfila. I medici lo riposizionano e lo assicurano con tre punti di sutura. Nei giorni successivi si prosegue con il monitoraggio della situazione, che sembra in via di cauto miglioramento. Ma al quinto giorno dalla nascita il piccolo ha una crisi e - nonostante i tentativi dei sanitari - muore.
L’inchiesta. I genitori, in seguito alla tragedia, denunciano i medici del “Versilia”. E la Procura di Lucca, tramite il pm Giuseppe Amodeo, apre un fascicolo sulla vicenda. Sul bambino viene eseguita un’autopsia, che fa emergere come la causa della morte sia una lesione provocata dal catetere applicato subito dopo la nascita. Inoltre, la Procura si avvale della consulenza tecnica di due specialisti dell’Università di Siena. Sotto inchiesta finiscono tutti e sei i medici che erano in reparto o che hanno seguito il caso, e che vengono assistiti dall’avvocato Graziano Maffei. Ma il pm decide di distinguere dagli altri la posizione della neonatologa che ha materialmente applicato il catetere, la dottoressa Sabina Ciotti. Per gli altri cinque colleghi, infatti, la Procura chiede l’archiviazione.
I cinque indagati. La famiglia del bambino, assistita dall’avvocato Maurizio Zerini e col supporto tecnico del dottor Alberto Benincasa, si oppone alla decisione del pm. Così si va di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucca. E il giudice Riccardo Nerucci, nell’udienza del novembre scorso, respinge la richiesta di archiviazione fatta dal pm e dispone, come si dice in gergo, “l’imputazione coatta” per i cinque medici. In pratica, viene ordinato alla Procura di procedere con le accuse a carico degli altri cinque dottori coinvolti nella vicenda. L’imputazione verrà formulata dalla pubblica accusa in una prossima udienza da definire.
Il via al processo. Le accuse a carico della dottoressa Ciotti sono state discusse, invece, nell’udienza di mercoledì 18 in tribunale. In cui il giudice Giuseppe Pezzuti ha accolto la richiesta del pm Salvatore Giannino e deciso il rinvio a giudizio della neonatologa. Il processo inizierà l’11 luglio.
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