Sicurezza
Torna Mallegni Dopo il «risino» a San Giorgio...
Si riapre la carriera di un politico amato Dopo troppi processi e tante assoluzioni
di CORRADO BENZIO
Il Twiga si rifà il look, Mallegni torna a Pietrasanta. Le due cose coincidono e non solo nei tempi. Il locale di Briatore rinasce a nuova vita dopo qualche stagione così così, Mallegni annuncia il suo ritorno. Dopo la quaresima di Lombardi, il carnevale del Guiscardo.
Guiscardo, podestà milanese di Lucca, è il fondatore di Pietrasanta, ma anche il nome del 4 stelle che Mallegni aprì in città nel momento massimo della gloria. Guiscardo è Mallegni. Un Guiscardo guascone e scusate l’allitterazione. Prima della tragedia (sua, della giustizia e della politica in genere) si palesò in tutte le forme. A cavallo nelle serate di «Pietrasanta medievale» e per la Befana, mascherato per il carnevale da lui rilanciato, paracadutista sul pontile. Sempre sorridente, sempre il primo a salutare e a porgere la mano. Narra la leggenda – in realtà un racconto di Antonio Nicoletti, ex assessore Ds a Viareggio – che ogni mattina cambiasse bar dove ordinare il caffè. Un modo per essere a contatto con tutti. Non è leggenda che pretendesse che i dipendenti comunali rispondessero al telefono entro tre squilli.
Ante arresto. Prima del 31 gennaio 2006 era una forza della natura. Votato nel Duemila dopo il solito harakiri di Niccolai e compagni, odiato da tutta la sinistra e anche, in buona parte, dai media. Che sbagliano. Mallegni è macchina da polemica e spunti giornalistici. La prima cosa che fece, in una città profondamente di (vecchia) sinistra, fu togliere i Pugni di Cortina (nel senso del vecchio scultore) dalla piazza del Comune. Poi ci fu il caso del busto di Mussolini in ufficio. Fu un caso, nel senso vero del termine, il fatto che finì proprio lì , ma poi lui ci giocò. Si divertiva a sfidare tutti, si sentiva invincibile. Il secondo mandato fu un plebiscito, grazie anche alle 4mila (fonte Corriere della Sera) licenze edilizie concesse. Grandi e piccole. E senza pensare alle promesse fatte, da lui e dal resto della giunta in tema di cemento. Dalle case per le forze dell’ordine fino alle ville in zona Benelli a Focette, dal tennis trasformato in un centro commerciale ad un porticciolo turistico a Motrone.
Poi tutto cambia. La sera del 31 gennaio 2006 il sindaco cena con un risotto ai funghi (in realtà semplici champignon) a San Giorgio. Sembra che il suo compagno di sventura l’assessore Alfredo Benedetti non mangerà più champignon in vita sua. Mallegni coi pochi soldi che ha dietro chiede un po’ di detersivo. Il cesso, o bugliolo in gergo carcerario, è marrone. Fuori da quella cella, a Pietrasanta qualcuno festeggia. Pochi sanno che prima di andare all’Ufficio matricola chiede alla Finanza che lo porta a Lucca di passare dalla scuola del figlio. Avverte quel bambino di 9 anni che starà lontano da casa per un po’. Tanto. Mallegni sta 39 giorni a San Giorgio e il resto della carcerazione preventiva (117 giorni) lo passa a casa. Ma non si dimette, cosa che faranno gli altri. Torna a fare il sindaco, poi il processo gli darà in grandissima parte ragione.
Il processo. Anzi i processi. Quello di Lucca finisce come si sa. Lui si prende la condanna per la violenza privata ai vigili (ma niente mobbing), per il passo carrabile al fratello (abuso d’ufficio) e per il viaggio con l’imprenditore lucchese Baldini a Venezia. Sono al Danieli, massimo lusso, offre il Casinò, ma non importa: corruzione impropria. Va detto che oggi, con la legge Severino sarebbe corruzione tout court e gli impedirebbe di ricandidarsi. Ma sono quisquilie. La realtà è che lui e gli altri non dovevano finire dentro. Va aggiunto che il pm Salvatore Giannino prima chiede 7 anni di reclusione, poi di fronte all’assoluzione per la polpa dell’inchiesta (corruzione, associazione a delinquere, etc) rinuncia all’appello. Alla sentenza Benedetti piange, Mallegni abbraccia la moglie e manda a quel paese il cronista che lo ha dipinto spesso come colpevole. Lui ricorderà a Servizio Pubblico che qualcuno in Parlamento parlò di «giustizia domestica». Visto che le accuse arrivano da Antonella Manzione e in galera ce lo manda il fratello Domenico. E Martina? Sullo scontro con Mallegni l’avvocatessa Manzione scrive un libro: «Martina va alla guerra». Però Martina la guerra la perde. In tutte le denunce e i ricorsi contro Mallegni per essere stata rimossa da comandante dei vigili di Pietrasanta non vince mai. Impressiona il fatto che poi diventi capo dello staff giuridico di palazzo Chigi. Tutti i protagonisti dell’affaire Mallegni fanno carriera, compreso il procuratore di Lucca Giuseppe Quattrocchi che diventa capo a Firenze e poi consulente del sindaco Nardella. E’ il renzismo al potere. Massimo Mallegni ci resta male. Ammira il Rottamatore, lo dichiara e poi si ritrova tutti i suoi avversari con Matteo nostro. Lui invece è amico di Giovanni Toti (figlio di albergatori, massese) e di Deborah Bergamini, forzista viareggina. Suo nemico è Denis Verdini.
Gli amici. Giovanni Toti e Deborah Bergamini lo mandano da Berlusconi per la candidatura a presidente della Regione. Lui dice no, resta a Pietrasanta. In realtà la sua ambizione non era né Firenze né la Piccola Atene. Lui voleva fare il sindaco di Viareggio. Ma il partito non ha voluto. In caso di (facile) vittoria, Giovanni Santini avrebbe perso tutto il suo potere su Lucca e provincia. Voleva vincere a Viareggio perchè città importante: gli avrebbe permesso quel balzo verso Roma, più problematico da Pietrasanta. Viareggio era un sfida vera, importante, Pietrasanta è routine. In molti temono un Massimo imborghesito, forse annoiato, diciamo anche bolso. In questi giorni, come del resto Renzi e Toti, è a dieta. Disdegna le mozzarelle in carrozza vanto del suo chef Luigi Brusco e punta sul risino (in bianco, non ai funghi). Il Mondial è già aperto, lui freme. E’ pronto ad una campagna elettorale in una realtà, quella pietrasantina, molto cambiata. Chiunque si troverà di fronte, andrà in scena una sfida totalmente deideologizzata. La gente vuole sapere se Pietrasanta vivrà ancora il suo miracolo economico, se sarà sicura e pulita. Il resto è veramente niente ed è un bene per una città di poco più di 20mila abitanti. Dove vincerà è già noto. A Marina di Pietrasanta. Tartassata dalla politica fiscale di Lombardi, umiliata da un divieto di balneazione dopo l’altro, non crede più alla sinistra. Lui annuncia di accettare la candidatura ma di non volere partiti e facce vecchie. Tutti dicono di sì, anche l’ex dioscuro Massimiliano Simoni, un po’ in disgrazia dopo il suicidio politico e anche privato di Gianfranco Fini. Solo Mallegni può rianimare il centro destra a Pietrasanta. Neanche Silvio ci riuscirebbe. La sua forza è quella. Come 5 anni fa, resta un uomo solo al comando. Non è stato schiacciato dalla galera e continua ad essere il primo a salutare.
Lucifero. Mallegni potrebbe essere Lucifero, l’angelo del mattino che in Versilia annuncia la riscossa del centrodestra. A Viareggio il Pd è allo sfascio. A Forte dei Marmi Fabrizio Larini, ex sindaco di Massarosa e oggi presidente della Salt, ha fondato un’associazione fra commercianti ed operatori turistici. Neanche il più tonto ignora che è il prodromo per una possibile candidatura a Forte, dove Buratti chiuderà il doppio mandato e dove la cultura ed il sentiment del paese sono profondamente di centrodestra. Per questo Briatore e la Santanchè hanno deciso di ristrutturare il Twiga? Boh. Di sicuro l’ultima campagna elettorale Mallegni la chiuse proprio lì. Quattromila fans festanti che svuotarono il bar. Vedremo chi brinderà il 17 maggio.
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