Sicurezza
Alla Gamc gli incubi deliranti e sanguinari di David Cronenberg
In mostra 70 fotogrammi dai film del regista: “contentino” nella collaborazione cinematografica Viareggio-Lucca
VIAREGGIO. La Galleria d’arte moderna e contemporanea a Palazzo delle Muse in Piazza Mazzini ospita in questi giorni una mostra di David Cronenberg, l’inquietante regista canadese famoso per i suoi emozionanti e sanguinari film quali “Crash”, “Spider” “History of Violence”, “La promessa dell’assassino”, “La mosca”, “Cosmopolis”, che hanno ottenuto nel mondo successo di pubblico e di critica.
La mostra, a Viareggio, presenta fotogrammi tratti dai film. Altre opere di Cronenberg vengono esposte a Lucca alla Fondazione Ragghianti, al Puccini Museum, all’archivio di Stato. Insomma un’ampia prospettiva sul lavoro di uno dei cineasti più discussi. Che nel lavoro rappresenta gli incubi, le inquietudini, le paure, dell’uomo contemporaneo cercando sempre soluzioni altamente spettacolari, non realistiche, angoscianti epperò surreali e spesso volutamente ironiche. L’arte, dicevano i sapienti greci, è anche catarsi. Cioè lo spettatore deve sfogare lo spettro del proprio inconscio, guardando tragedia e crudeltà, così vi è un’antica tradizione, che va da pittori come il tedesco Grunewald al toscano Buffalmacco (che dipinse il Camposanto di Pisa), che comprende registi come Bunuel e Quentin Tarantino, rappresentativa di uno scavo nel profondo del terrore umano; terrore che appartiene ai cattivi sogni ma che, nella storia, è stato anche spesso attuato criminalmente, basti ricordare i tagliagole dell’Isis o i campi di sterminio nazisti. Cronenberg non retrocede davanti ad alcuna provocazione. Vi è nella sua opera un grandguignolesco bagno di umori. Lui però, a differenza di Dario Argento, altro maestro dell’horror, scombina anche la scenografia, i luoghi delle vicende, reinventa i paesaggi e i luoghi, e non solo opera nelle sequenze ma tocca la singola fotografia, che pur senza movimento, diviene arte. Ed ha una visibilità, un’estetica che collima con le invenzioni di artisti figurativi quali i Pop, quali l’austriaco Nitsch, quali Anselm Kiefer.
Questa mostra rappresenta poi il legame che si è instaurato tra “Europa cinema”, viareggino, e il Film Festival di Lucca. Giulio Marlia che di “Europa Cinema” fu uno dei primi appassionati e competenti animatori spiega, proprio alla Gamc, quale perdita sia stata per Viareggio la martoriata fine della rassegna (ora in parte traslocata a Lucca). Allora, al tempo di Felice Laudadio, alla stazione giungevano treni da Roma carichi di registi (Scola, Monicelli, Tarantino) carichi di attori (Claudia Cardinale, Virna Lisi, Mastroianni, Franco Nero). La città viveva tempi fantasmagorici ed “Europa Cinema” era divenuto, dopo Venezia, il secondo festival italiano. Poi Viareggio, che s’era già perduto il festival della canzone e che quasi ora si perde il Premio Letterario (ridotto a larva), smise di credere anche nel cinema. Che pure ha sempre dato alla città, fino dall’anteguerra, fama, onori, tantissimi set. Una boccata di ossigeno è oggi la collaborazione con Lucca. Però non basta di certo la presenza alla Gamc dei lavori di Cronenberg. I giornali nazionali si occupano delle serate nel capoluogo e le tante fotografie sistemate nei locali al primo piano di Palazzo delle Muse sono un pallido risarcimento. Che però, meno male, non costa un quattrino a Viareggio. Alla vernice della mostra vi erano presenti oltre a Marlia, la direttrice della Gamc dottoressa Alessandra Belluomini Pucci, il direttore del “Lucca film Festival” Nicola Borrelli, i curatori Domenico De Gaetano e Alessandro Romanini. Hanno tutti ben spiegato il senso dei 70 fotogrammi catturati nei laboratori del Centro Sperimentale di cinematografia, stampati su tela pittorica, sono opere ferme. Non è arte alla Bill Viola che mescola cinema con immagini prese da famosi quadri (Tiziano, Caravaggio ecc.). Sono opere che vanno guardate come si guarda a nature morte e che dimostrano come Cronenberg sia attentissimo, nel fotogramma, all’estetica: vi è infatti armonia nelle collocazioni degli oggetti, buon accostamento di colori, prospettiva esemplare. Sicché ci si rende conto del totale immaginario di Cronenberg, regista e pittore, che non tende solo a choccare con la crudezza dei dettagli ma che ben descrive la parte terribile che c’è in ognuno di noi.
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