La manifestazione
NON C’È ALIBI CHE TENGA PER I COLPEVOLI
di DONATELLA FRANCESCONI La carcassa che si staglia verso il cielo tra porto e spiaggia è il simbolo estremo di una città altrettanto scheletrita. E non è il dissesto, parola già di per sé evocatrice...
di DONATELLA FRANCESCONI
La carcassa che si staglia verso il cielo tra porto e spiaggia è il simbolo estremo di una città altrettanto scheletrita. E non è il dissesto, parola già di per sé evocatrice di sventure. No. È tutto il resto. È l’indagine del ministero dell’economia con le sue pagine di illeciti, l’inchiesta che la Procura di Lucca ha aperto sulla stessa relazione, è il vento che ha attraversato prima il porto, con l’indagine dei carabinieri sugli affari illeciti consumati sulle banchine pubbliche, e poi sul resto della città. Grazie al lavoro degli stessi carabinieri e della guardia di finanza, arrivati da Lucca. Sono i finanziamenti della Regione che il Comune non ha mai rendicontato per milioni. Sono i fondi per la pesca utilizzati per l’acquisto di macchinari, per il vecchio mercato ittico, che non sono mai stati accesi neppure per un’ora. Sono gli occhi di chi doveva vedere tutto questo e per anni ha fatto finta di niente.
Oggi, quello scheletro che troneggia tetro in uno dei luoghi più belli della città e che non vedrà il completamento, grida “basta”. Alla città che sente il peso dell’ennesima, dolorosa, ferita. Ed alla politica concentrata sul proprio ombelico come se a maggio si giocasse una normale partita elettorale in una normale città, forse ex miss Perla del Tirreno ma pur sempre appetitosa. Invece, questa volta non c’è trucco che tenga: il vero volto della città è questo fantasma di costruzione, dentro un porto turistico perduto, dentro un asse di penetrazione che non sarà. Non c’è alibi, per quanto ben costruito, che salverà i responsabili di tutto ciò.
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