La protesta
L’appello dell’esperto: «Il vaccino può salvarvi»
MASSA. Lui è l’avamposto: il dottor Alberto Baratta, responsabile del dipartimento di emergenza urgenza e del reparto di rianimazione dell’Asl apuana, è l’uomo che guarda in faccia il virus H1N1. È...
MASSA. Lui è l’avamposto: il dottor Alberto Baratta, responsabile del dipartimento di emergenza urgenza e del reparto di rianimazione dell’Asl apuana, è l’uomo che guarda in faccia il virus H1N1. È lui ad avere in carico i pazienti alle prese con l’influenza suina e a garantire che «i numeri (5 fino ad ora le persone contagiate a Massa Carrara, ndr) sono contenuti». L’allarme contagio - parola di Alberto Baratta - non c’è: «In Italia i casi, stando all’ultimo report, sono 100. Siamo lontanissimi dal rischio pandemia».
Dottor Baratta, la provincia ha paura. Se la paura è dettata dalla scarsa conoscenza, ci presenti l’H1N1?
«L’influenza, quella stagionale, è caratterizzata da una miscellanea di virus tra i quali, appunto, anche l’H1N1. Normalmente presenta i classici sintomi influenzali e una guaribilità in pochi giorni. Diversamente è se la carica virale colpisce un paziente già debole, anziano o con patologie gravi, come nel caso dei contagiati dei giorni scorsi. Comunque i numeri sono contenuti».
Come spiega i casi di questo ultimo mese?
«Nel 2009 la campagna vaccinale, forse proprio per la paura diffusa, è stata capillare,quest’anno non è andata così. Ma il vaccino antinfluenzale garantisce una copertura anche dal virus H1N1. L’ultima campagna non ha avuto successo: dopo le morti sospette legate alla somministrazione del vaccino, molti pazienti, anche a rischio, hanno preferito rinunciare. Mi risulta che anche i pazienti contagiati non si siano vaccinati».
Vaccinarsi, quindi, è fondamentale?
«Certo che lo è, per tutti coloro che, lavorando in ambienti particolari (medici e infermieri in primis) vanno immunizzati e per chi fa i conti con patologie gravi pregresse».
Ma il contagio come avviene? Che profilassi è prevista per chi è venuto a contatto con persone malate?
«Il contagio avviene come per la comune influenza, attraverso goccioline di fluido (la saliva ndr). La profilassi, con specifici antivirali, è prevista solo se il virus è nei primi due giorni di manifestazione, se la diagnosi viene fatta dal terzo giorno, la profilassi è inutile. Diventa allora fondamentale verificare l’eventuale comparsa di sintomi in chi è stato a contatto con il paziente».
Come viene diagnosticato il virus?
«Si effettuano tamponi nasali e faringei che analizza l’istituto di virologia di Pisa».
Quali sono le cure prestate a chi si ammala?
«Gli effetti più pesanti del virus sono sull’apparato respiratorio: oltre a somministrare antivirali, il paziente viene intubato per garantire la respirazione meccanica. Se la situazione permane per oltre una settimana, per evitare che il tubo leda le corde vocali, il paziente viene tracheotomizzato. Solo nei casi più gravi si ricorre alla circolazione extracorporea».
Insomma, effetti pesanti su chi sta già male e quindi avrebbe dovuto vaccinarsi. Ma nessun allarme.
«Ribadisco di no. Non creiamo paure quando non ce n’è motivo».
Chiara Sillicani
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