Il Tirreno

Versilia

Porto a Ponente da 90 posti Lo costruiscono i cantieri

di Donatella Francesconi
Porto a Ponente da 90 posti Lo costruiscono i cantieri

Confronto intorno al nuovo progetto tra Azimut, Overmarine, Codecasa, Perini Il progetto si mangerebbe tre stabilimenti balneari dal Molo verso Nord

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VIAREGGIO. Un porto tutto nuovo per la città, tra nautica e turismo, tra Darsena e Passeggiata. È recente la riunione che si è tenuta a Livorno, in “casa” Azimut, alla quale hanno partecipato oltre ai rappresentanti del prestigioso cantiere, anche alcuni nomi che hanno fatto la storia della nautica viareggina: Codecasa, Overmarine, Perini. Sul tavolo il progetto di porto a Ponente firmato dall’architetto Alessandro Rizzo, lo stesso che ha lavorato nel 2006-2007, con il collega catalano Busquets, al nuovo volto della Viareggio porto. Una proposta che non è nuova nella discussione infinita sullo sviluppo della città e dei suoi approdi. Ma che oggi trova concretezza nel lavoro dell’architetto, supportato dall’incontro avuto con i rappresentanti dei cantieri.

Sessantotto milioni di lavori e dodici per le concessioni necessarie a realizzare - lato Passeggiata - un porto da 80-90 posti destinati ad imbarcazioni da 35-70 metri. L’opera “salva” il teatro Politeama, già oggetto di progetti di trasformazione (tra le ipotesi quella di un’acquario) e fa gola alla Passeggiata e all’intero viale a Mare degli alberghi, presentandosi come la chiave per dare una svolta al sistema turistico-ricettivo-ricreativo di tutta città. Per realizzarla sarà necessario “mangiare” i primi tre stabilimenti balneari della Passeggiata, dal Molo verso il Margherita. Ma non c’è Bolkestein che possa essere di ostacolo sul cammino del porto a Ponente, progetto che regge qualsiasi confronto con possibili concorrenti per le tre concessioni demaniali.

Ma lo sguardo di chi sta valutando l’operazione, tutta privata, non va solo in questa direzione: «Il progetto - spiega chi lo promuove - è un elemento ordinatore di tutto il resto». Dal sistema-turismo a quello portuale, comprensivo di Madonnina, Triangolino e banchine. Tra demanio marittimo, di competenza della Viareggio porto (gli approdi in Darsena) e demanio marittimo (il porto a Ponente), sul quale è competente il Comune.

Certo, ora «bisogna vedere chi ci sta e chi no», è l’incognita per chi si è stretto intorno al tavolo dell’incontro livornese. E bisogna vedere anche quale futuro - alla luce del nuovo progetto - si andrà a disegnare per Madonnina e Triangolino, oggi approdi della Viareggio Porto interamente pubblica che viaggia verso il fallimento. Quello che radio-banchina rimbalza è che i privati possano essere interessanti ai due porti turistici di qua dal Molo, ma solo in un contesto che veda realizzarsi anche l’operazione a Ponente. Che, per quanto abbia costi pesanti dal punto di vista economico, soprattutto in un momento di grande crisi anche per i nomi più prestigiosi, consentirebbe ai cantieri della grande nautica di avere un approdo dove accogliere i giganti del mare in buona parte made in Viareggio. Potendo così offrire a Viareggio dalla costruzione, alla manutenzione (il tanto pubblicizzato refitting), fino al “parcheggio” su pontili/banchine gestiti in proprio. Un pacchetto completo, insomma, al quale arrivare mentre la Darsena si dibatte tra “guerra” degli spazi, nuovo Piano regolatore portuale, governo dell’Autorità portuale, un’inchiesta della Corte dei Conti ancora aperta sulla gestione passata delle banchine.

Un pacchetto che sarebbe comprensivo anche di escavo: chi investa cifre del genere - viene detto - ha tutto l’interesse a tenere libero l’accesso al porto. Che sia stato realizzato o meno il sabbiodotto al quale l’Authority sta lavorando ci sarebbe comunque la garanzia del superamento del problema.

Insomma, che si passi o meno alla fase operativa del progetto, questo contiene già in sé una novità, anche solo sulla carta. Per la prima volta i cantieri della grande nautica con sede a Viareggio sembrano intenzionati a muoversi ballando da soli. Con un’iniziativa privata che dovrà passare al vaglio della prossima amministrazione, ma che ha il piglio decisionista del mondo dell’impresa.

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