Il Tirreno

Versilia

Virzì ricorda le manganellate «Quante ne ho prese da piccolo»

di Corrado Benzio
Virzì ricorda le manganellate «Quante ne ho prese da piccolo»

Ma soprattutto annuncia che tutto il film verrà girato per due mesi fra Viareggio e Pietrasanta «Voglio raccontare il caos dell’estate italiana: credo che la Versilia sia perfetta in questo ruolo»

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VIAREGGIO. Paolo Virzì dà una bella notizia alla Versilia. Le scene girate al carnevale sono meno di un antipasto di quello che sarà il film per la nostra riviera. «Abbiamo girato in questi giorni perché il Carnevale c’è solo ora. Ma poi saremo due mesi fra Viareggio e Pietrasanta fra la fine della primavera ed inizio dell’estate». Queste le parole del cineasta livornese mentre seguiva la sfilata dei carri.

Le scene girate ieri mattina al Carnevale entreranno nel film come flashback rispetto ad una storia che si svolgerà tutta in estate. Nella caotica estate versiliese come simbolo di quel manicomio o carnevale che è l’Italia. Visto che il livornese Virzì è uno dei registi più bravi ed importanti d’Italia per la Versilia sarà tutto oro colato in pubblicità. Ben oltre, va detto, dell’ultimo Sapore di te, il sequel dei Vanzina ambientato a Forte dei Marmi.

Da qui si capiscono i casting fatti nelle scuole di Torre del Lago. Si cercano ragazzini versiliesi perché si gira qui. Ieri mattina all’alba, la troupe – divisa fra gli hotel Palace ed il President – era già alle Lambruschini dove (potenza del cinema) era stata ambientata la scena della casa di cura. Poi di corsa in piazza Mazzini dove si è girato dalle 10 fino ad oltre l’una. Lungo il lavoro i preparazione, compreso lo spostamento degli striscioni pubblicitari dell’Esselunga (mentre invece il Dolce Forno è piaciuto a Virzì). Ha fatto spostare anche il carro di Fabrizio Galli. Anzi lo ha fatto arretrare e con grande cortesia ha fatto vedere al carrista, attraverso la camera, che nella prospettiva della scena l’arretramento migliorava tutto. Ma alla visione della macchina del cinema tutti si inchinano. Viareggio, non dimentichiamolo, è città che ha ancora 6 sale in città, dopo che per decenni è stata al 24° posto in Italia per incassi, seconda in Toscana solo a Firenze. E allora le mascherate convocate fin dalla mattine hanno ubbidito a tutti i ciak, chiaramente ripetuti uno dietro l’altro per una scena che dura una manciata di secondi. Ma questo è il cinema, il grande cinema. Quello che a Viareggio manca dai tempi, più o meno, del Paziente inglese, filmone da Oscar di Anthony Minghella. Tanto cinema non poteva non mobilitare Arnaldo Galli. Il decano dei carristi ha avuto un bel incontro con Virzì in tribuna. «Gli avevano detto chi sono e allora ci siamo incontrati. Gli ho ricordato anche che ho lavorato a tre scenografie di film di Federico Fellini».

Quante memorie affiorano alla memoria quando si clicca su un Google ideale «Viareggio e Cinema». E per questo fa ancora leggere sui giornali che a Grosseto si assegna (il 7 marzo andrà a Carlo Verdone) il premio Mario Monicelli.

Non è un problema di campanilismo o di primogenitura. Ma intanto all’artista «che volle farsi viareggino» la città non ha intitolato neppure uno sgabuzzino all’Eolo (peraltro chiuso). Eppure il 16 maggio prossimo sono 100 anni dalla nascita dell’autore dei Soliti Ignoti e della Grande Guerra. Almeno una bella serata dedicata a Mario, le cui ceneri sono state disperso nel nostro mare, sarebbe il caso che la città la organizzasse. E chissà che Virzì, che dovrebbe già essere in città per girare la «Pazza gioia», non diventi il padrino dell’evento per ricordare il re della commedia all’italiana. Intanto godiamoci un Paolo Virzì divertito dai carri e scatenato nel filmare tutto quello che gli passava davanti, fosse un carro o una maschera. E alla fine ha ricordato anche le «manganellate che prendeva da bambino quando i suoi lo portavano a Viareggio».

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