Il Tirreno

Versilia

E sul palco debutta... il commissario

di Francesco Borraccini
 E sul palco debutta... il commissario

Valerio Massimo Romeo fra i personaggi più bersagliati di «Ultimo tango a Viareggio». Si replica venerdì e sabato

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di Francesco Borraccini

VIAREGGIO

Il primo atto di "Ultimo Tango a Viareggio" si è consumato nel weekend al Teatro Politeama. La due giorni della Compagnia Burlamacco ’81 ha avuto il suo epilogo, in attesa delle altre due repliche in programma i prossimi venerdì e sabato.

Lo spettacolo, come formula, è fedele copia di quello dello scorso anno: otto scketches, divisi tra primo e secondo tempo, ma non si può certo dire che la Compagnia non abbia presentato qualcosa di nuovo. Innanzitutto nel cast, dove ha fatto il suo rientro la bravissima Susanna Pellegrini, e il suo debutto sulla scena viareggina Antonio Meccheri. Poi diversi riferimenti ad alcuni tormentoni della realtà attuale: dal cerimoniale che gli All Blacks usano prima delle partite di rugby (naturalmente tradotto in viareggino), alla canzone finale (e qui la Burlamacco ha riadattato il successone di "Bailando" di Iglesias).

Assente anche quest'anno l'orchestra dal vivo, lo spettacolo inizia col pout-pourri delle canzoni del Carnevale, cantato live da Susanna Pellegrini. Ed ecco subito il "Soffio di Libeccio" e "Come un Coriandolo" a scaldare il pubblico, non foltissimo ma in numero accettabile, soprattutto rispetto alla "prima" del 2014. Inizio dedicato al tango, come dice il titolo, con l'impiego di tutta la Compagnia, naturalmente in chiave tragicomica. Poteva poi mancare il Commissario del Comune? Certamente no, ed ecco Claudio Morganti e Ilaria Francesconi che iniziano lo spettacolo con uno scketch proprio dedicato a Valerio Massimo Romeo. Poi le avventure di una famiglia alle prese con la crisi economica, che si rivolge ad un improbabile banchiere, le disavventure di un'altra, nella quale entra casualmente la marjuana (forse il quadro più comico dell'intero spettacolo) e per concludere il primo tempo un grande Stefano Toncelli che impersona un venditore ambulante lucchese, ispirandosi parecchio al miglior Foffo Martinelli di parecchi anni fa ed ereditandone anche qualche famosa battuta («perché, un si ni pole?» su tutte), e tentando di vendere a Morganti addirittura qualche calco dei più famosi monumenti di Lucca.

Il secondo tempo si apre con le avventure di uno strozzino viareggino, magistralmente interpretato da Massimo Ghiselli, che vuole approfittare delle difficoltà nell'onorare i debiti di una famiglia viareggina pretendendo pagamenti in natura dalla signora, incappando invece in una disavventura imprevista.

La seconda scenetta è l'immancabile sagra degli equivoci, stavolta interpretata da Meccheri-Morganti, ed infine un complicato incontro in un bar tra due frequentatori di chat e la storia di un telecomando in grado di intervenire stavolta non sugli strumenti, ma sugli esseri umani. Poi il finalissimo, impreziosito dai semplici ma sempre belli costumi della sartoria teatrale White, e da tanta musica.

Uno spettacolo quindi senza grandi acuti, nel quale c'è una equa distribuzione delle parti tra gli attori, e che risulta gradevole, anche se riteniamo che qualche correzione in corsa (il vantaggio è che tra le prime e le ultime due repliche ci sono cinque giorni di tempo per poter intervenire) potrebbe ulteriormente migliorare. Ci riferiamo alla snellezza delle scenette, promessa dagli autori ma non riscontrata nella prima serata (in particolare in quella del banchiere, troppo lunga per i contenuti che esprime), e a qualcun’altra.

La Burlamacco 81 ha un cast di primissimo ordine: oltre agli "storici" interpreti, gli innesti di Antonio Meccheri e Susanna Pellegrini hanno dato ulteriore qualità alla compagni. Potrebbe essere questo un punto per ripartire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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