Sicurezza
Vorrei sposarmi con Forte dei Marmi Rovinarla è stupido
Lo scrittore Fabio Genovesi racconta ancora la sua città protagonista nel suo ultimo romanzo «Chi manda le onde»
Onorato dall’essere stato scelto da Renzi?
«Non conosco il premier, certo che mi fa piacere anche se io sono una persona lontanissima dalla politica: credo che la miglior politica ognuno di noi la faccia comportandosi bene con la persona che ha al fianco. Non credo che i libri possano cambiare il mondo, ma magari possono renderlo un po’ più bello».
Un libro molto atteso questo nuovo romanzo?
“Chi manda le onde” è nato quattro anni fa, proprio dopo “Esche vive”, un’opera che si è attestato come un longseller, ovvero un libro che ha venduto bene nel tempo, non di quelli che scalano velocemente le classifiche restandovi però soltanto una settimana. Ciò mi fa pensare che una bella fascia di lettori si sia affezionata al mio lavoro e che ciò abbia dato origine all’attesa di qualcosa di nuovo. Ci sono voluti quattro anni di gestazione .. E’ così, subito dopo “Esche vive” io già cominciavo a lavorare a questo nuovo libro, anche se nel frattempo sono usciti “Morte dei Marmi” e “Tutti primi sul traguardo del mio cuore”. Il progetto era un po’ ambizioso: volevo scrivere una storia, un romanzo che parlasse dei dolori della vita, ma che facesse anche un po’ ridere. Così ho passato un po’ di tempo a vedere che cosa succedeva, ed eccoci qui. Come dire “navigando a vista” senza un progetto definito a tavolino, magari senza anche un finale chiaro fin da subito… Come nessun lettore leggerebbe un libro di cui sa già il finale, secondo me nessun scrittore deve scrivere sapendo come va a finire la storia. Nella vita succedono tante cose improvvise, così anche la scrittura si deve adeguare ai cambi di rotta. Puoi avere in testa giusto un capitolo, magari quello dopo. Ma se la storia funziona è certo che va avanti in qualche modo e trova il suo finale».
La tua storia parla di Luna una bambina albina, di Luca su fratello surfista, di Serena la loro madre costretta in un ruolo che poco le si confa. E ancora Zot il bambino che arriva da Chernobyl e che suona la fisarmonica, Ferro il bagnino in pensione che non sopporta i turisti russi. Tutti personaggi particolari di quella che è stata definita “une petite comedie humaine” … non trovi che somiglino ai protagonisti dei quadri di Chagall sospesi tra fiaba e grottesco?
«Non sono per niente esperto di storia dell’arte, penso però che sia la realtà stessa ad essere grottesca. Spesso nella vita di tutti i giorni succedono cose che si fa fatica a pensare che siano vere e che non scriveresti mai pensando proprio che non sarebbero credibili, invece la realtà spesso è più incredibile di quello che si scrive. La realtà è favolosa, è sorprendente, non è mediocrità: per questo io amo forzare un po’ la mano nelle mie storie. Storie che sono legate dal filo dell’ironia .. Sì, ironia e autoironia, cerco sempre di guardare in maniera un po’ sbilenca la realtà, cercando di sorridere o ridere anche sulle situazioni dolorose, che è un tratto che caratterizza noi toscani. Recuperare in forma creativa, troppo facile deprimersi se le cose vanno male, molto meglio il ghigno, la battuta».
Anche la tua Forte dei Marmi è spesso oggetto di una rivisitazione ironica, una sorte di odio-amore…
«Io veramente Forte dei Marmi la amo e basta, mi ci sposerei. Se fosse possibile un matrimonio di fatto con il mio paese io lo stringerei. E’ un posto così bello che rovinarlo con qualcosa di brutto è frutto solo di stupidità. Forte è casa mia, non riesco a pensarmi in una casa diversa».
Ti sta stretta la definizione di “cantore della provincia”?
«Sì e no: amo la provincia e mi piace raccontarla, ma sulla falsariga della letteratura americana, non in quella nostrana di deriva macchiettistica. La provincia ha una sua grande dignità superiore alla città e come la raccontano gli americani nei loro libri e nei loro film è davvero piacevole, penso a “Fargo”, ad esempio».
Affonda le sue radici negli States la tua formazione?
« Affonda in tanta lettura. Non ho mai frequentato scuole di scrittura, quello che ho imparato l‘ho fatto leggendo e ascoltando tanti dischi. Non a caso un libro lo penso come un disco: a capitoli, così come si succedono le canzoni. E poi ho tradotto tanto, tanti romanzi americani e ciò ha aiutato tanto il mio italiano. Non ultimo ho ascoltato allo sfinimento tutti quegli scrittori che non hanno mai scritto nulla, ma che hanno raccontato tante storie, affabulatori e cantori della Versilia… ».
Traduttore tradotto, nel senso che “Esche vive” è alla decima traduzione. Che effetto fa stare dall’altra parte del guado?
«Mi onora e mi emoziona. Pensare che in Brasile o in Bulgaria ci sia qualcuno interessato a leggere le mie storie mi sorprende. L’avresti mai detto di arrivare fin qui? Non ho mai cercato di pianificare, ma ho sempre sognato di vivere con la scrittura, di far continuare a vivere storie che altrimenti sarebbero morte con la fine dei loro narratori. In più la mia fortuna è quella di abitare a Forte dei Marmi dove quando vado sul pontile con i miei amici pescatori e mi sento dire “Beato te che nella vita non fai un cazzo” mi aiuta a non montarmi la testa e a volare basso».
Il pontile di Forte, il bricco dei vermi e le esche vive: dal mare sei partito e al mare sei tornato dopo la pausa dedicata alle due ruote…
«Non posso prescindere dal mare anche quando viaggio devo fermarmi in un luogo dove ci sia almeno un lago o un fiume. Il mare è una presenza, ti allunga lo sguardo, è un richiamo…
Mare e bicicletta: tornerai al seguito del Giro d’Italia o magari del Tour de France?
«Mi piacerebbe rivivere l’esperienza. Quest’anno non è stato possibile proprio a causa del nuovo libro, ma impegni permettendo replicherei. Intanto mi preparo al “tour de force” della promozione del romanzo. Debutto in casa sabato 7 a villa Bertelli, poi in trasferta. Parto sabato da casa come tradizione, poi il 14 alle 17.30 alla sala dell’Annunziata a Pietrasanta per un incontro di quelli organizzati dalla Versiliana, il 28 a Vicopisano, poi Firenze e dopo fuori dalla Toscana».
Ma alla fine “Chi manda le onde”?
« Non lo so io e non lo sa neanche il romanzo. So però che l’importante è chiederselo. E’ fermarsi e stupirsi di fronte al mondo».
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