Il Tirreno

Versilia

I banchetti del Carnevale pagano 1.800 euro per i 5 corsi

di Corrado Benzio
I banchetti del Carnevale pagano 1.800 euro per i 5 corsi

La cifra è rivelata da un venditore di brigidini che lamenta. «Troppo per il momento di crisi» Vannozzi (Passeggiata): «Una concorrenza che non dà una buona immagine alla città»

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VIAREGGIO. Ci sono anche gli arrosticini, una specialità dell’Abruzzo. E poi i panigacci della Lunigiana (imbottiti col «chiodo», una salsiccia locale) la focaccia al formaggio di Recco, le pannocchie grigliate dell’Emilia, le mitiche olive ripiene ascolane (quelle che l’Esselunga vende congelate e che trovate in tutti i buffet). E ancora trovate la farinata, che non è altro che la cecina cosiddetta in Liguria. E ancora un paio di stand con la pizza. Visto che in città ci saranno 100 pizzerie a taglio, una specialità che mancava.

Questo è il famigerato villaggio dello slow food apparecchiato in piazza Mazzini. Quello che i commercianti contestano e che Stefano Pozzoli esalta, come panacea dei conti del Carnevale.

Intanto è giusto chiarire alcune cose. Quanto pagano? Non si sa e soprattutto non lo vogliono rivelare. Noi siamo andati a chiederlo ad un banco dei brigidini, quelli classici che vengono a Viareggio da 100 anni. È’ posizionato in zona Astor e ci dice quando paga di suolo pubblico: «1800 euro per i 5 corsi mascherati. Un po’ tanto, soprattutto in questo periodo di crisi».

Chiediamo all’uomo delle pannocchie se lui paga più o meno questa cifra. «Noi paghiamo di più e non ne vale assolutamente la pena».

Ora le lamentele degli uomini dello street food sono legate ad un primo corso dai miseri guadagni. Vedremo se incasseranno di più nei prossimi giorni. Ma fra l’uomo dei brigidini e il porchettaro (o il pannocchiaro) c’è la sua bella differenza. A Viareggio quasi nessuno vende brigidini e torroni, filze di nocelle e duri di menta. Invece tutti si arrabattono con lo street food, dalla pizza alla cecina, dai panini al cartoccio del fritto. L’ultimo dei commercianti viareggini sa – ma Pozzoli no, viene dalla patria del lampredotto – che il Carnevale non serve a Romano (che infatti ha riaperto ieri) o a Giorgio. Ma alle tante piccole pizzerie sparse in centro. Ai baretti, alle gelaterie artigianali, ai piccoli forni. Perché in genere il pubblico del Carnevale è fatto di gente semplice che viene da Lammari e Catena di Quarrata. E tutto l’incasso che rastrella il villaggio di piazza Mazzini lo perde la città.

«C’è anche un problema di qualità – sbotta Roberto Vanozzi, leader dei locali della Passeggiata – questi 22 banchetti, più i 5 truck più altri 4 banchetti. Non mi sembra che la qualità sia alta e soprattutto è una concorrenza dannosa agli esercizi viareggini che sono aperti tutto l’anno. Come io oggi che non vedo un cliente, visto il tempo, ma che sto aperto per dare un servizio alla città e illuminare una parte della Passeggiata. Per di più questo tipo di concorrenza colpisce i piccoli commercianti, quelli che dal Carnevale ricevono una boccata d’ossigeno. L’organizzatore dice che è un incontro fra popoli questo mercatino. Ma io – chiude Vannozzi con una battuta – me lo faccio da me, vendendo crepes francesi e hamburger Usa».

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