Sicurezza
Dinelli: ecco perché ho chiesto il fallimento dellaViareggio Porto
L’imprenditore spiega il contenzioso con la società pubblica che non ha fatto opposizione al decreto ingiuntivo
VIAREGGIO. Impegnato «a lottare su fronti più importanti, che sfuggono a chi si limita ad una "lettura" spesso sommaria o non del tutto imparziale delle circostanze», Stefano Dinelli racconta la sua storia di imprenditore alle prese con la Viareggio porto. Anche se oggi non è più lui l'amministratore della "Dinelli costruzioni", ma il padre.
«La Dinelli Costruzioni esegue i lavori per terminare le opere all'approdo di Torre del Lago. Lavori eseguiti e terminati nel luglio 2014 senza corresponsione, nonostante le previsioni, alcun stato di avanzamento». All'epoca era stato presidente della Viareggio porto Giovanni Giannerini, poi diventato assessore al porto, mentre alla presidenza della società pubblica era arrivato Fabiano Frosini. I lavori, invece, erano stati avviati dal predecessore di Giannerini, Alessandro Volpe. Giannerini rassicurò Dinelli: «Il dovuto - racconta l'imprenditore - sarebbe stato pagato, successivamente alla scadenza convenuta, con il ricevimento dei bonifici dei canoni pagati dai diportisti». Come è finita, invece, è cronaca di oggi, con la scoperta dell'istanza di fallimento presentata dalla "Dinelli costruzioni" nei confronti della Viareggio Porto: «Lavoro eseguito e non pagato; regolare emissione di fatture, con imponibile e relativa Iva che poiché non riscossa, non è stata, a sua volta versata dalla Dinelli per mancanza di liquidità». Si susseguono gli incontri: «Giannerini rassicura mio padre riferendo che, qualora non avesse adempiuto al saldo, avrebbe quantomeno cercato di ridurre il debito della Viareggio Porto versando un acconto. Successivamente a Giannerini succede Frosini, il quale incontra mio padre - ricostruisce Stefano Dinelli - e conferma quanto già detto da Giannerini, ovvero avrebbero provveduto a dare almeno un acconto». Intanto, però, «le condizioni della mia azienda - prosegue Dinelli - si fanno più pesanti». A Natale 2014, prendendo atto delle «promesse non mantenute", la "Dinelli costruzioni" «elemosina almeno un acconto di circa ventimila euro, somma che avrebbe consentito di pagare una mensilità ai nostri operai prima delle feste natalizie, poiché non eravamo in condizioni di farlo. Inoltre, gli artigiani che avevano lavorato in cantiere chiedevano quanto dovuto minacciando anche azioni legali a nostro carico. Caduta nel vuoto la richiesta, completamente ignorati come se inesistenti, siamo ricorsi ad un decreto ingiuntivo. Decreto che il Tribunale di Lucca ha reso immediatamente esecutivo». A decreto notificato la Viareggio Porto non ha risposto e «a quel punto siamo ricorsi al pignoramento dei conti correnti. Ma qui viene il bello! Nominata la liquidatrice, ci riferiscono dell'esistenza di una comunicazione con la quale si invitano tutti i diportisti a non procedere più al pagamento mediante bonifico bancario (perché tali soldi eventualmente sarebbero dovuti essere trattenuti dalla banca a nostro favore o di altri creditori), bensì pagando direttamente alla Viareggio Porto spa. Dopo la notifica del decreto ingiuntivo ed il conseguente pignoramento (negativo), un avvocato del foro di Pisa - prosegue la ricostruzione del contenzioso - «rappresentava telefonicamente al nostro legale Carlo Andrea Gemignani, la proposta di darci forse a stralcio il 30-40%, forse tra un mese, senza garanzie e comunque tutto verbalmente. Intanto, la Viareggio Porto non faceva opposizione al decreto ingiuntivo che oggi è divenuto definitivo. A questo punto mi sono veramente sentito preso in giro, ed io personalmente - contro il volere di mio padre - ho voluto chiedere l'istanza di fallimento. Purtroppo io devo sopravvivere: non sono "ripicche"!».
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