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Versilia

Charlie, nessun bavaglio dalla Prefettura

Charlie, nessun bavaglio dalla Prefettura

Da Lucca arriva una nota ufficiale: «Da noi nessun divieto né direttiva formale al riguardo»

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VIAREGGIO. Chi ha vietato ai costruttori di esporre su carri e mascherate qualsiasi riferimento alla strage di Charlie Hebdo? Dopo che Il Tirreno ha sollevato il caso, segnalando il “silenzio imbarazzante” di domenica al corso sui fatti di Parigi di meno di un mese fa e dopo che anche Il Fatto quotidiano ha scavato sulla vicenda scoprendo che ad imporre il bavaglio sarebbe stata la Prefettura, sulla questione interviene con una nota l’ufficio stampa proprio della Prefettura. Che si tira indietro e ribadisce «che la Prefettura non ha emesso alcuni divieto né direttiva formale» riguardo ad eventuali attestati di solidarietà nei confronti del settimanale satirico francese preso di mira dai terroristi islamici.

«Le tematiche relative all’evento - si legge ancora nel comunicato stampa - come ogni anno sono state affrontate in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica sotto lo specifico profilo di competenza e sono stati poi demandati ad un tavolo tecnico, istituito dalla Questura, tutti gli aspetti tecnico operativi connessi alla manifestazione».

Resta dunque un mistero, almeno al momento, la paternità del divieto che avrebbe in qualche modo impedito ai carristi e alla Fondazione Carnevale di esporre qualsiasi segno di solidarietà nei confronti delle dodici vittime uccise a colpi di kalashnikov dagli estremisti islamici in Francia per evitare che a sua volta il Carnevale di Viareggio potesse divenire un possibile bersaglio del fondamentalismo religioso.

Una “ragion di Stato” alla quale si sarebbero piegati tutti anche se nessuno, alla Cittadella come a Palazzo delle Muse, aveva intenzione di mettere in atto dei gesti provocatori ma, eventualmente, soltanto un segno di solidarietà nei confronti di quell’attentato che ha cercato di spezzare la libertà di satira e più in generale quella di espressione. Insomma, pensare che l’esporre la scritta #jesuischarlie sotto il titolo del carro o far spuntare una matita dalle tasche dei carristi potesse essere letta come una provocazione è sembrato a molti voler essere - come si dice in questi casi - “più realisti del re”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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