Sicurezza
Satira, genialità e innovazione È l’anno di Gilbert & Corinne
Il grande freddo della coppia italo-francese favorito nella successione al trono di Alessandro Avanzini Bello e suggestivo anche il doppio quadro di Breschi. Da podio i fratelli Cinquini e i gemelli Bonetti
CLAUDIO VECOLI. Le pagelle dei carri dopo il primo corso mascherato.
Il grande freddo
di Lebigre e Roger
L'architettura del carro è simile ad Hysteria dello scorso anno. Ma è l'unico vero appunto che si può muovere alla costruzione della coppia italo-francese. Per il resto Gilbert Lebigre e Corinne Roger deliziano il pubblico con una costruzione che ha in sé tutti gli elementi di un carro di successo. La satira graffiante, la modellatura di grande qualità, la tavolozza di colori utilizzata in maniera mai banale, l'uso geniale di alcuni materiali di riciclo, la doppia lettura del messaggio (una più semplice e immediata, l'altra più profonda e intellettuale). Sorprendente è la mimica facciale del trio Obama-Putin-Xi Jimping durante i dialoghi, mentre di grande suggestione è l'effetto braciere del pianeta che sembra prendere davvero fuoco. E poi quel carrozzone un po' gitano di maschere che accompagna il carro è di un'allegria contagiosa solo a vederlo passare. Se conosciamo i due costruttori, c'è da scommettere che nelle prossime settimane il carro crescerà ancora. Insomma, dopo la bruciante sconfitta dello scorso anno, per Lebigre e Roger potrebbe essere davvero l'anno della rivincita. Che, se arriverà, sarà più che meritata.
Voto 9
Quello che non vorrei vedere
di Massimo Breschi
In una edizione in cui quasi nessuno azzarda, Breschi ha il coraggio e l'ambizione di presentare qualcosa di originale e coraggioso, inventando questo doppio quadro di grande suggestione ed impatto scenografico. Bellissime sono le due maschere protagoniste del carro double face, modellate con grande maestria. Mezzo punto in più, poi, per aver investito sull'illuminazione artificiale che chi ha atteso il passaggio del carro fino al secondo giro ha potuto ammirare in tutta la sua potenza. I difetti? Il più palese sta nella non immediatezza del messaggio (per altro difficile da affrontare) e una certa farraginositá della macchina teatrale che prevede la rotazione del carro di 180 gradi.
Voto: 8,5
Mutti la grande madre
dei fratelli Cinquini
Nessun dubbio. I fratelli Cinquinì con la loro Mutti hanno colto nel segno più di ogni altro. E sarà probabilmente il loro il carro più gettonato sui giornali. Il messaggio è semplice e diretto, coglie nel segno e l'ironia è efficace. La cancelliera in sala parto con una improbabile vestaglina rosa confetto strappa il sorriso a tutti. E ancor più lo strappano i tanti Renzi versione bebé appena venuti alla luce dal ventre teutonico di mamma Merkel. Vivaci, coinvolgenti, irriverenti i tanti spermatozoi che danzano davanti e sopra il carro fra bandiere a forma di profilattico. Non mancano però i punti deboli. A cominciare dalla caricatura della Merkel che poteva essere più convincente (fatti meglio, invece, i Renzi) e sui movimenti un po' bloccati della cancelliera. Se davvero i due fratelli vogliono aspirare alla vittoria fra i carri grandi - dopo i tanti trionfi fra i carri piccoli - devono fare un ultimo salto di qualità. E da Fiorentina trasformarsi in Real Madrid.
Voto: 8
Oro bianco
di Luigi e Uberto Bonetti
Il gigantesco elefante dei fratelli Bonetti che solca la folla sui viali a mare è particolarmente imponente. Del resto la spettacolarità è nel dna dei due gemelli della cartapesta (vedi nel recente passato l'Alieno o l'Araba fenice). Il volto del pachiderma, splendidamente colorato, rasenta la perfezione. E anche il morbido effetto delle orecchie di tela che si aprono e si chiudono ha un che di notevole. Non ci convince fino in fondo, invece, la scelta di colorare a macchie il resto del corpo (per altro non prevista nel bozzetto originale). Se può avere un senso (e una funzione narrativa) l'idea di trasformare le zampe dell'elefante in quelle di una zebra o di un rinoceronte come avviene nella parte anteriore dell'animale, non altrettanto fortunata è la decisione di raffigurare sul tronco l'immagine di due mani che si intrecciano o di un fucile che sta per sparare. Un “effetto murales” che non ci sembra appropriato alla costruzione. Nel complesso, comunque, quello dei fratelli Bonetti resta un ottimo lavoro. Esaltato anche dagli splendidi costumi che – quelli sì – immergono virtualmente lo spettatore in un angolo della savana africana.
Voto: 8
Bella Ciao
di Roberto Vannucci
La ballerina che danza sinuosa comandata dai fili che, dall'alto, ne guidano i movimenti è un piccolo capolavoro di eleganza e ricercatezza. Così come di grande impatto scenico sono i loggioni del teatro che fanno da coloratissima quinta alla costruzione. Di pregevolissima fattura è anche la gonna tricolore plissettata che regala alla ballerina una leggerezza davvero ammirevole in una costruzione di tali dimensioni. Accuratissimi anche i costumi, che rivelano un gusto estetico eccelente. Insomma, un gran bel carro la “Bella ciao” firmata da Roberto Vannucci. Il carro ha però un “peccato originale” dal quale non si può prescindere in sede di giudizio. Ovvero che è una copia (bella, ma pur sempre una copia) della Ballerina realizzata undici anni fa dal trio Galli-Lebigre-Roger. E che molti viareggini ancora ricordano come uno dei carri più rivoluzionari del nuovo millenio. Di certo non basta aver realizzato il volto e il busto della donna in faesite (marchio di fabbrica dell'autore) per poterla smarcare dall'originale.
Voto: 7,5
Tentazioni
di Franco Malfatti
Regala un pizzico di malinconica poesia lo splendido Pinocchio realizzato da Franco Malfatti. Nudo, spaesato, circondato da quattro oscure figure che rappresentano le tentazioni, il burattino di Collodi riporta lo spettatore indietro nel tempo. Eccellente, poi, è la colorazione del personaggio principale, che sembra davvero scolpito nel legno. E che esalta le doti pittoriche e la sensibilità (caratteristiche per altro più che note) del costruttore. Volutamente inquietanti, invece, sono le maschere velate di nero che lo contornano, quasi a fare da contraltare all'essenzialità del protagonista principale. Un effetto che, ne siamo certi, saprà essere ancor più coinvolgente durante i passaggi in notturna. Insomma, un carro che per cifra stilistica ricorda il carcerato di due edizioni orsono che tanto commosse il pubblico del Carnevale.
Voto: 7
Avanti piano quasi indietro
di Alessandro Avanzini
Fa bene il compitino, ma da lui è lecito attenderci molto ma molto di più. La tartarugona un po' troppo fumettistica che domina il carro non ha la graffiante satira dello scheletro del Rex Pubblica di qualche anno fa al quale forse si ispira, così come il Matteo Renzi in versione prestigiatore poteva essere più curato soprattutto nei movimenti. Il messaggio, quello sì, è semplice e chiaro. Ma dal dominatore degli ultimi anni è lecito attenderci di meglio. Un motivo in più per chiedergli di non abbandonare il mondo della cartapesta (come ipotizzato pochi giorni fa) e di tornarci a stupire come in passato.
Voto: 7
Riformers
di Simone Politi e Priscilla Borri
L'idea del Renzi transformer è sicuramente valida. Così come è ardita la realizzazione del mascherone centrale che ruota a 360 gradi su se stesso (non una novità assoluta, ma sempre di grande impatto sul pubblico). Manca però quasi completamente la parte modellata. A parte il volto di Matteo Renzi (per altro troppo statico), il resto della figura principale è fatto di parallelepipedi colorati. Insomma, da una mano felice come quella della coppia Politi-Borri ci aspettiamo di più.
Voto: 7
Non fossiliziamoci
di Carlo Lombardi
Mentre si dimena sui viali a mare, lo scheletro di dinosauro scelto quest’anno come soggetto da Carlo Lombardi una sua suggestione la regala. Soprattutto ai più piccoli, affascinati dalle fauci spalancate del T Rex che si avventano sul pubblico. Ma è davvero troppo poco per un carro che tolto questo effetto regala poco altro, ricordando - se non fosse per i bei movimenti che lo animano - più un modello realizzato per un museo di storia naturale che non un carro. Sperando che non sia stato concepito per un ristorante preistorico...
Voto: 6,5
Riempici di gioia
di Fabrizio Galli
C’è tanto movimento una bella coreografia a terra e sul carro ma ben poco d’altro nel carro scelto quest’anno da Fabrizio Galli. La linearità del tratto utilizzato per comporre il mascherone principale (che ricorda per altro un analogo suo re Carnevale di una decina di anni fa) nasconde una totale assenza di modellatura. E anche le dimensioni della costruzione non rendono giustizia alla categoria alla quale appartiene.
Voto: 6 di stima
@ClaVecoli
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