Il Tirreno

Versilia

Riapre l’osteria di Gaber e Luporini

di Corrado Benzio
Riapre l’osteria di Gaber e Luporini

Il vecchio Chicco di via Regia rinasce come ristorante sardo grazie a un giovane barman isolano innamorato della Versilia

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VIAREGGIO. Era il rifugio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Che amavano ingaglioffirsi nelle osterie viareggine. Li ricordiamo da Remo in via Paolina, celebre per gli spaghetti piccanti (alla vigliacca, come si diceva un tempo). Ma soprattutto da Chicco, in via Regia quasi all’angolo con via Fratti. Altri tempi, altra Viareggio, altri personaggi. Come ricorda Fabrizio Diolaiuti, sodale di Gaber, nella ghenga che si ritrovava da Chicco c’era anche il marchese Cesare Rodighiero, celebre per avere sposato (giovanissimo lui e giovanissima lei) Sandra Milo, al tempo non ancora musa di Fellini. In quei giorni, testimone ancora Diolaiuti, si ordinavano delle grandi pizze e spaghetti allo scoglio.

Il vecchio Chicco dopo varie gestioni e vicissitudini (per un periodo era gestita da Alessandro Bertuccelli, scomparso tre anni fa) riaprirà a metà febbraio. L’ultima insegna era la L’ocanda Milù. A prendersi questo carico un giovane sardo, arrivato due anni dall’Ogliastra e subito innamoratosi di Viareggio e della Versilia. «Mi chiamo Dario Piroddi: ho 30 anni. Sono un giovane imprenditore sardo trasferito da circa 2 anni a Viareggio. In questo periodo mi sono innamorato della Versilia e ho deciso di aprire un’attività in proprio».

Coraggio da leoni per Piroddi che ha lavorato al Costes a Forte dei Marmi e al Black and White. «Ora ho deciso di ritornare ad essere imprenditore – racconta Piroddi, che nasce come barman e aveva un bar nell’Ogliastra – e farò un ristorante di pretta cucina sarda».

Si chiamerà «I 4 mori Viareggio» e avrà all’esterno la bandiera dell’isola, perché a Viareggio i quattro mori sono quelli di Livorno, immortalati dallo scultore apuano Pietro Tacca.

E allora a Viareggio sbarcheranno i culurgiuones dell’Ogliastra (una sorta di ravioli molto particolari), il porceddu cotto col mirto fino alle seadas, le celebri sfoglie dolci. In cantina Cannonau e Vermentino di Gallura, oltre al famoso liquore Mirto di Sardegna e al filu e ferru, la celebre grappa dell’isola. Piroddi che in Sardegna gestiva un bar («Poi è arrivata la crisi, pesante, e ho lasciato l’isola») annuncia uno staff tutto sardo e arrivi settimanali di prodotti originari da oltre il Tirreno. Senza contare che le paste saranno rigorosamente maison. Come si vede una cucina eminentemente di terra. Scelta giusta dove i ristoranti di pesce – buoni o meno – sono fin troppi.

«Una scommessa azzardata? Non lo so – Piroddi si fa la domanda e si dà anche la risposta – sicuramente in un periodo di così forte crisi è una scommessa, ma credo molto in questo progetto. E credo soprattutto che piacerà ai viareggini. Voglio far capire una cosa a tutti: che c’è ancora gente disposta ad investire su questa città».

Dario Piroddi ha letto in questi giorni le polemiche sugli affitti troppo alti per i fondi in città. E’ attento alle dinamiche cittadine, alle polemiche sulla crisi e sulla possibilità di soluzioni.

«Ho letto, ho letto. Posso garantire che non sarò strozzato dall’affitto del fondo. Il titolare mi è venuto incontro. Proprio nell’ottica che dicevo prima: bisogna tornare ad investire sulla città». E chissà che in qualche angolo del nuovo locale trovi posto una vecchia foto di Gaber e Luporini. Non pretendiamo una targa, come al Casablanca (al quale peraltro è dedicata una celebre canzone del 1973 scritta dalla coppia). Ma almeno una foto, quella sì. Viareggio la si salva non dimenticando cosa è stata e da quanti artisti è stata frequentata. Artisti, pseudo tali, mattocchi e gente estrosa: Viareggio è sempre stata una miscela di geni e genialoidi.

Detto questo, la strada dei locali etnici è ormai aperta anche in una città un po’ tradizionalista in fatto di cucina, Viva i 4 Mori (ma non solo i livornesi), sperando che già a Carnevale possa intercettare i gusti di viareggini e turisti.

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