Il Tirreno

Versilia

I soldi delle nuove centraline garantiti dalla Borsa di Zurigo

di Tiziano Baldi Galleni e Corrado Benzio

Lo sostengono i responsabili dell’azienda lucchese che sta portando avanti i progetti sul Serra e Vezza Ma dalla società svizzera si è appena dimesso un imprenditore italiano accusato di bancarotta

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SERAVEZZA. I capitali economici per costruire le centraline idroelettriche del Serra e del Vezza – sempre che ci sia l’ok sulla Valutazione di Impatto Ambientale – arriveranno dalla SIX Swiss Exchange. Ovvero la Borsa di Zurigo. Grazie ad una delle società collegata a Enerproject Srl, promotrice del progetto dei due impianti. I responsabili dell’azienda lucchese che si occupa di centraline idroelettriche hanno preso contatto con Il Tirreno. Per tranquillizzare i cittadini sulle preoccupazioni sorte nei giorni scorsi in relazioni ai vari collegamenti societari.

«Il fatto che la Enerproject Srl sia partecipata dalla Prodena Srl al 100%, e la Prodena sia controllata (al 60%) da una società Svizzera, la Oti Energy Sa, è sicuramente un valore aggiunto – ci spiega Mauro Giusti, che segue lo sviluppo delle autorizzazioni e realizzazioni di Enerproject. Che attualmente ha in fase di valutazione, tra Massa Carrara e l’Emilia, 9 impianti simili a quelli di Seravezza.

«La Oti Energy sostanzialmente è un’azienda quotata alla Borsa di Zurigo – chiarisce Mauro Giusti – grazie a questa società reperiamo fondi nel mondo finanziario per lo sviluppo dei progetti che porta avanti la Enerproject, e la Prodena nel Piemonte. Se c’è il business, sul quel mercato non esiste problema di reperibilità di capitali».

Insomma, non tutti ma buona parte dei capitali arriveranno da lì. E per costruire i due impianti del Serra e del Vezza, comprese le opere di compensazione, ci vorrà circa 7 milioni e mezza di euro. La società ha dato rassicurazioni anche sull’affidabilità in termini di realizzazione e gestione dei due impianti. Il comitato contrario alla centraline aveva ipotizzato il rischio che il progetto si arenasse.

«Enerproject è la sorella di Italbrevetti – ha commentato l’ingegnere Mauro Giusti – creata per seguire queste nuove “mission”. E la Italbrevetti ha già realizzato ben 14 impianti su tutto il territorio toscano, dall’idea progettuale alla gestione, senza mai lasciarne uno a metà. Vogliamo precisare, senza entrare in polemica con i cittadini, che l’obiettivo di Enerproject è quello di andare a realizzare impianti idroelettrici in completa sinergia con il territorio. Senza creare opere impattanti».

Giusti ha poi chiarito che il progetto, che la Provincia sta attualmente valutando per capire se arrecherà danno all’ambiente circostante, è seguito dalla Enerproject, ma non da Leosal Srl, che compariva nelle visure camerali.

«La Leosal ha soltanto acquisito da Enerproject un impianto di piccole dimensioni, in Emilia, che non era più nelle strategie del gruppo».

Andando a «sfogliare» internet scopriamo che a metà gennaio dalla Oti Energy si è dimesso Marco Marenco.Si tratta di un imprenditore piemontese, molto noto. Anzi noto come il re del gas. In realtà Marenco ha varie partecipazioni. compresa quella nella Borsalino, la mtica azienda di cappelli di Alessandria.

Negli ultimi tempi Marenco, che di Oti Energy è importante azionista, ha avuto una serie di rovesci finanziari. Che lo hanno portato – va aggiunto – ad avere anche guai giudiziaria. E così il 13 gennaio scorso – come si legge in un flash in inglese – Marenco ha lasciato il ruolo di «chairman of its board og directors» della Oti Energy. Il comunicato arriva direttamente dalla borsa di Zurigo, rilanciato dall’agenzia Reuters. Quasi contemporaneamente la Stampa di Torino ricorda che lo stesso Marco Marenco è latitante da 7 mesi inseguito da un mandato di cattura per bancarotta fraudolenta.

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