Il Tirreno

Versilia

Cave, sindaci infuriati «Hanno colpito noi per paura di Carrara»

di Tiziano Baldi
Cave, sindaci infuriati «Hanno colpito noi per paura di Carrara»

Sotto accusa il piano paesaggistico della Regione «Fumo negli occhi per prendere il voto degli ambientalisti»

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STAZZEMA. Sindaci e cavatori si sono uniti ancora contro la Regione. Per la seconda volta in un anno, a Palazzo della Cultura di Cardoso, si è svolto il consiglio comunale congiunto contro il piano paesaggistico regionale. È stato quasi un remake, così come l’oggetto della discussione: un piano che il consiglio ha bollato – di nuovo - come un documento che «disconosce le attività di cava». Insieme al piano paesaggistico non poteva non essere nominato l’assessore all’urbanistica, Anna Marson. Tanto che due consiglieri di minoranza hanno chiesto di inserire nella mozione che è stata votata le dimissioni dell’assessore Marson. Ma è stata bocciata: forse era troppo, si rischiava di mettere in imbarazzo il Presidente Rossi, e a mettercelo sarebbero stati i sindaci del Pd. Tuttavia, le critiche che si sono levate ieri da Cardoso faranno di certo fischiare gli orecchi a qualcuno.

L’occasione è stata la ricerca del motivo per cui la Regione Toscana, dopo il tavolo di confronto con i sindaci, abbia rifatto un passo indietro. Diciamo spostando la lancetta di nuovo verso la tutela dell’ambiente, rischiando – come è stato sottolineato - di far chiudere delle aziende e rendere più complicata la vita di altre. I sindaci dei Comuni che ieri si sono riuniti – Stazzema, Seravezza, Vagli, e Minucciano - a quel tavolo con il Presidente Rossi c’erano tutti. Grande assente di ieri però, oltre a Fivizzano e Massa, era Carrara. Un caso? Fatto sta che più volte il nome di del bacino marmifero di Carrara è stato tirato in ballo. «Si è pensato di poter colpire la parte più debole del paesaggio rispetto a Carrara, che fa paura toccare. Così da mettersi qualche medaglia nei confronti di qualche ambientalista» ha dichiarato il sindaco di Seravezza Ettore Neri davanti a una folta platea di operai del settore del marmo, e imprenditori. «È una disparità di trattamento demagogica e propagandistica – ha tuonato Neri - Si tratta della stessa catena montuosa e si applica soluzioni differenti». A mettere in relazione con maggior chiarezza la forza politica di Carrara, ambientalisti, e elezioni, è stato il Sindaco di Minucciano. «Le nostre sono la parte delle Apuane più sfigate, lasciatemi passare il termine – ha detto Nicola Poli - Questo è il tentativo di usare un baratto, che non è altro che fumo negli occhi per prendere più voti. Oltre che consentire a realtà industriali più forti, che sono quelle che hanno deturpato veramente il territorio, di salvarsi». Il Sindaco di Seravezza ha poi esposto punto per punto gli aspetti più evidenti in cui «la delibera del 4 dicembre della giunta regionale (ovvero la nuova proposta del piano paesaggistico, ndr) è sostanzialmente modificata rispetto all’adozione, dopo la discussione di primavera 2014, e per quello che ci riguarda è peggiorata». Neri cita i «vincoli posti per cave 1200 metri», il problema della marmettola esposto nel piano paesaggistico come «se tutti gli scarichi finissero nel fiume – ha detto - Se fosse così dovremmo arrestare tutti gli imprenditori». Insomma secondo i sindaci si è tornati ad un problema di concetto - per come è scritto il piano della Marson - delle attività estrattive: «Lavorare il marmo significa distruggere il sistema delle Alpi Apuane». Il Sindaco Maurizio Verona, di Stazzema, è stato quello più ottimistico nonostante abbia ripercorso le tappe di un anno dichiarando: «da amministratore locale mi sento preso in giro dalle istituzioni». Durante il consiglio congiunto è poi emerso che la Regione aveva sottolineto, come contropartita, lo sviluppo di un’economia alternativa e sostenibile, che tuttavia – secondo i sindaci - non può nascere senza finanziamenti.

L’unico a farsi forza con i numeri è stato il sindaco Poli, di Minucciano. «Circa 400 persone vivono nel mio Comune dell’attività estrattiva del marmo e del suo indotto – ha ricordato - E fate conto che dei 600 mila euro di introiti che abbiamo dall’attività estrattiva, abbiamo calcolato che dovremo fare a meno di circa 350 mila, in base al nuovo piano paesaggistico».

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