Il Tirreno

Versilia

Strage: Lorenzo, due anni, morto solo

di Donatella Francesconi
Strage: Lorenzo, due anni, morto solo

Andrea Maccioni racconta in aula l’addio alla sorella Stefania e ai due piccoli Piagentini: «Lei era bruciata dentro»

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VIAREGGIO. Parla lentamente e pesa le parole, Andrea Maccioni. Nel disastro ferroviario del 29 giugno 2009 ha perso la sorella Stefania ed i nipotini, Luca e Lorenzo Piagentini, di cinque e due anni. Nei mesi successivi ha sperato dietro il vetro del reparto grandi ustionati di Padova, dove il cognato ha lottato per sei mesi tra la vita e la morte. Da allora non ha mai smesso di chiedere una cosa sola: verità sul disastro ferroviario costato trentadue vite. Ieri è toccato a lui testimoniare nell’aula del Polo fieristico di Lucca, davanti al Collegio presieduto da Gerardo Boragine (affiancato dai colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino). Testimoniare la morte e la vita, quella di chi resta, due famiglie distrutte. «Mi sembra di aver riconosciuto Lorenzo, aiutami a confermare che è lui...»: nel cuore della notte, all’ospedale Versilia, così si sente dire Maccioni. «Vidi passare una barella con un bambino completamente fasciato... Si vedevano solo la bocca ed i denti. Era lui...Lo portavano in elicottero al Meyer. Non la dissi subito a mia madre. Era difficile essere lucido».

Dal Versilia all’ospedale Santa Chiara, a Pisa: «Ci dissero che erano arrivati un uomo ed una donna, irriconoscibili...Chiesi dei tatuaggi che avevano Stefania e Marco. Mio cognato era lì. Parlai con il medico: scuoteva la testa e abbassava gli occhi...”Nel trasporto in ambulanza” - mi spiegò - “è già stato rianimato due volte”». Andrea Maccioni viene informato che a Cisanello ci sono altri feriti. «Ci misero in corsia ad attendere il medico. Vedi persone ustionate che perdono la pelle dalle braccia e dalle mani e ti chiedi in che condizioni troverai i tuoi cari». Andrea descrive il tatuaggio della sorella Stefania, una “L” al cubo, sul polso, dal nome dei tre bambini: « Era lì, in rianimazione e non sarebbe arrivata al mattino. Dovevo avvisare mia madre. Dovevo trovare Luca e Leonardo...Dovevo...». Nel ritorno a Viareggio arriva la notizia che Leonardo, otto anni, è vivo. Salvato da sotto le macerie della casa che divideva con genitori e fratellini. Uno spiraglio di luce, e poi di nuovo il buio: Luca è stato trovato, morto carbonizzato nell’auto che doveva servire per scappare. «Immaginatevi arrivare e dire ad una mamma "Luca non c'è più, Stefania è a Cisanello"...Non sono riuscito a dirle la verità...». Poi di nuovo in macchina, diretto a Firenze: «Parlai con la dottoressa del Centro ustioni del Meyer...La situazione di Lorenzo era disperata. "Con un miracolo ce la possiamo fare?", chiesi. "Sì,ma la vita di Lorenzo anche sopravvivesse sarebbe durissima", fu la risposta». Andrea ricorda, con la foto dei bambini tra le mani: «Lorenzo è in ospedale, solo: «Me lo fece vedere...Piccolo, tutto fasciato, in un letto grande, attaccato a diversi macchinari, ad un respiratore». La sera del 30 giugno Lorenzo muore: «Mi fecero entrare...Vidi tutto spento e questo fagottino inerme. L'accarezzai. Pensai che era morto solo...».

Il tempo di vedersela con la burocrazia e poi di corsa a Pisa: «Il dottor Di Lonardo mi spiegò che Stefania era bruciata dentro. Come potevo affrontare mia madre?». Il primo luglio, in viaggio verso Padova, dove Marco è stato trasferito, arriva la telefonata: «La situazione di Stefania si era molto aggravata. Quando arrivai mi fecero subito entrare. Mi ricordo l'odore del disinfettante che mi sono portato dietro per anni. Vidi mia sorella: non era più mia sorella. Si vedevano solo le guance bruciate, le labbra gonfissime ed i denti. Mercoledì 3 luglio fui chiamato dentro, prima dell'orario di visita. Mi ritrovai come con Lorenzo: macchinati spenti e lei morta. Mi vennero parole sciocche: "Tu stai con i bimbi...Con Leonardo c'è Marco, stai tranquilla....", Venni via ed un'altra volta andai da mia mamma...».

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