Finanza
Squarcio causato dal picchetto
Altrimenti la cisterna doveva muoversi sottoterra, come una talpa
VIAREGGIO. È stato un lavoro di squadra vero, quello che la Procura di Lucca guidata da Aldo Cicala ha portato in aula al Polo fieristico di Lucca da quando è iniziato il processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio. I rilievi della Scientifica (illustrati ieri con estrema precisione da Dati, del commissariato di Viareggio, le indagini della Polfer che ha potuto contare su un team tra i più preparati, guidato dall’ispettore superiore Angelo Laurino (Polfer Lombardia), due pm - Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino - che non hanno mollato l’osso un attimo, il consulente professor Paolo Toni, che farebbe capire la fisica anche ad un sasso, ed i tecnici che ieri hanno sfilato in aula. A chiudere un cerchio, con le parole chirurgiche di Sandro Barone (ingegnere e professore all’università di Pisa), affiancato dal collega, Armando Razionale (ingegnere, ricercatore alla stessa università): «Perché la zampa di lepre (un pezzo dello scambio, ndr) possa entrare nella cisterna, la stessa cisterna deve essere compenetrata nel terreno. Ed è impossibile. Non abbiamo trovato configurazioni possibili». A loro era stato affidato l’incarico della simulazione di compatibilità geometrica tra picchetto di rilevazione curve e squarcio. La risposta è stata netta: per venire tagliata dalla cosiddetta zampa di lepre, la cisterna avrebbe dovuto comportarsi come una talpa.
«Il picchetto è compatibile con il taglio, la zampa di lepre non è compatibile con lo squarcio», ha dichiarato il professor Barone con taglio prettamente ingegneristico.
In apertura di udienza erano risuonate sulla stessa tonalità le parole del professor Leonardo Bertini (università di Pisa), esperto di progettazione meccanica e progettazione assistita al computer: «In caso di impatto cisterna/picchetto nelle condizioni ipotizzate, il picchetto è in grado di produrre la lacerazione simile a quella riscontrata».
Rispondendo alle domande dell’avvocato di Ferrovie, Ambra Giovine, Bertini è stato netto: «La configurazione finale dà un picchetto che si trova per gran parte affossato nel ballast. Bloccato. Perché un oggetto completamente immerso in quel modo non ha ulteriori possibilità di essere schiacciato e conficcato ulteriormente dentro il ballast...Non può essere certo essere stato infilato nel ballast e poi risaltato fuori...».
Il cerchio si stringe. Con il team dei difensori in evidente sbandamento, tra avvocati malati e assenti e difensori malati ma presenti che ondeggiano tra l’intervento in aula e provare a strappare un rinvio. Facendo anche sbottare il presidente Boragine quando i modi delle esternazioni sfiorano l’offesa ai magistrati. (d.f.)
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