Ingresso gratis ai bimbi viareggini: ora scoppia il caso del documento
Per dimostrare l’età e la residenza a Viareggio serve la carta d’identità o il certificato di residenza. Ma costi elevati e perdite di tempo potrebbero scoraggiare in molti. E creare caos alle porte
VIAREGGIO. A tre giorni dal primo corso mascherato scoppia il pasticciaccio dei biglietti omaggio per i bambini. Questa volta però sotto accusa non è tanto la decisione della Fondazione di abbassare da dieci a sei anni il limite per entrare gratuitamente ai corsi. Né tantomeno la scelta di privilegiare i bimbi residenti a Viareggio, per i quali il pagamento del biglietto scatta a partire dal compimento del tredicesimo anno di età. Adesso a sollevare malumori e mal di pancia è il modo con il quale sarà fatta selezione alle porte. Perché molti dei viareggini che rientrano nella fascia d'età fra i sette e i dodici anni non hanno un documento d'identità. E procurarseli da qui a domenica non sarà affatto semplice. In più - fra pagamento di bolli, marche e diritti nonché perdite di tempo - rischia di costare assai caro.
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Gratis fino a sette anni. Intanto vale la pena ricapitolare quali sono da quest'anno le esenzioni per i più piccoli. Entrano gratuitamente indipendentemente dal luogo di residenza tutti i bambini che non hanno ancora compiuto sette anni di età. Per ottenere le agevolazioni occorre dimostrare con un documento d'identità l'età del bimbo che ha diritto all'agevolazione. Ma per i bimbi che hanno palesemente un'età inferiore ai sei anni le disposizioni date ai portieri saranno quelle di non pretendere alcun documento. Un documento potrà semmai essere richiesto ai bimbi “al limite” che dimostrano più di sette anni.
Da sette a tredici anni. Al corso entrano gratuitamente anche i bambini fra i sette e i tredici anni purché residenti nel comune di Viareggio (e dunque anche a Torre del Lago). In questo caso, però, la questione si complica. Ovviamente, per evitare che tutti dichiarino di essere residenti a Viareggio, i bambini fra sette e tredici anni (non ancora compiuti) dovranno dimostrare di abitare effettivamente nel comune. Come? Portandosi dietro un documento d'identità. E, naturalmente, nel documento dovrà esserci specificata anche la residenza (non valgono, ad esempio, tessera sanitaria e codice fiscale che attestano l'età ma non la residenza).
Inghippo burocratico. Non tutti i bambini di quell'età, però, sono dotati di un documento. E dunque, per evitare problemi, i genitori dovranno procurarselo entro domenica. Considerato che il sabato gli uffici comunali sono chiusi al pubblico, restano solo due giorni per provvedere. E tenuto conto che nel caso della carta d'identità serve la presenza di entrambi i genitori del bambino (e che gli uffici sono aperti oggi e domani soltanto dalle 8,45 alle 12,45), l'operazione potrebbe risultare assai complessa. Non solo. Visto che il problema si porrà per molti bambini viareggini, non bisogna certo essere dei preveggenti per immaginarsi tempi di attesa allo sportello decisamente superiori al normale sia all'ufficio anagrafe del Comune che a quello distaccato di Torre del Lago.
Esenzione “salata”. C'è poi l'aspetto economico. Per richiedere una carta d'identità (valida poi tre anni) bisogna pagare 5 euro e 47 centesimi di diritti più occorrono tre foto tessera. Costi vivi ai quali bisogna poi aggiungere il tempo perso in coda. L'alternativa alla carta d'identità è il certificato di residenza, per il quale non c'è la necessità della presenza dei due genitori. In questo caso, però, il costo del documento lievita sensibilmente visto che bisogna allegare una marca da bollo da 16 euro e pagare 52 centesimi di diritti di segreteria. Insomma, considerato che il cumulativo costa 30 euro (con 10 euro di sconto Esselunga), il gioco potrebbe non valere la candela.
L'appello di Pozzoli. Proprio per cercare di agevolare questi guai burocratici, ieri pomeriggio il commissario della Fondazione Stefano Pozzoli ha scritto al commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo chiedendo di non far pagare bolli e diritti di segreteria a chi in questi giorni richiederà il certificato di residenza per i propri figli. Una richiesta che sembra essere stata accolta favorevolmente dal commissario prefettizio, ma che potrebbe cozzare con la legge, visto che quello offerto dall'ufficio anagrafe è un servizio dello Stato e dunque le tariffe sono stabilite per legge (e dunque difficilmente aggirabili). Staremo a vedere come in Municipio se ne verrà fuori evitando l'ennesima figuraccia.
Ipotesi autocertificazione. Una possibile via d'uscita potrebbe essere legata alle autocertificazioni. Essendo la Fondazione Carnevale a carattere pubblico, potrebbe accettare le autocertificazioni dei genitori. Che a quel punto dovranno però presentarsi all'ingresso con una fotocopia del documento d'identità di uno dei genitori, una foto tessera del figlio e una dichiarazione sottoscritta nella quale si dichiara la data di nascita del bambino e il luogo di residenza. Naturalmente, per evitare abusi, chi dichiarerà il falso rischia una denuncia penale se – come possibile – verranno fatti dei controlli a campione per evitare abusi.
Ma tutto questo - oltre a provocare quasi certamente inghippi e discussioni alle porte in occasione dei corsi mascherati - rischia davvero di avere il sapore del grottesco...
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