Sicurezza
Usura, il grido d'allarme delle imprese
La denuncia dell'associazione Sos Impresa: «In Versilia l’usura è di casa»
VIAREGGIO. «In Versilia l’usura è di casa». A dirlo è il rapporto dell’associazione Sos impresa, che periodicamente fa il punto sullo strozzinaggio ai danni delle imprese, e in particolare dei commercianti. E la situazione in Versilia, da questo punto di di vista, è da allarme rosso. Vuoi per la crisi economica, che ha causato una riduzione del credito da parte delle banche; vuoi per gli affari che qui come altrove vanno sempre peggio.
E così la Confesercenti, tramite il presidente versiliese Esmeralda Giampaoli, lancia un grido di aiuto per le centinaia di colleghi vittime di un vortice che può iniziare con un prestito di cinquemila euro e finire con un debito di ottantamila.
Giro da un miliardo di euro. «In Toscana l’usura è un reato multiforme, che coinvolge fra gli 8mila e i 10mila commercianti, per un giro d’affari di un miliardo di euro - spiega Giampaoli - Un fenomeno che in questi ultimi anni è profondamente cambiato: gli usurai non sono soltanto malviventi, ma anche persone in giacca e cravatta, colletti bianchi. In Versilia poi c’è anche un’usura, di camorra in maniera particolare, che tenta di reinvestire il denaro illecitamente accumulato in altre parti d’Italia acquisendo soprattutto imprese del settore turistico e della grande distribuzione».
Interessi dal 10% al mese. A tracciare un bilancio del fenomeno usura a livello locale è il tradizionale rapporto che redige Sos impresa. «L’usura - si legge nel rapporto - è una terra di confine in cui è facile entrare, spesso credendo di risolvere in poco tempo un problema economico anche piccolo. I tassi sono mediamente del 10% al mese (120% annuo). E chi non paga si trova spesso spogliato di tutto».
I commercianti più a rischio. Chi rischia, secondo il rapporto relativo alla provincia di Lucca (con particolare riferimento alla Versilia, considerata tra le zone a maggior rischio in Toscana insieme a Montecatini e Prato), «è un imprenditore soprattutto del commercio tra 48 e 55 anni. Attività più vulnerabili sono quelle tradizionali come fioristi, macellerie, alimentaristi. Gente che ha sempre fatto quel lavoro e che, in difficoltà, non vuole arrendersi anche perché non saprebbe fare altro. Si inizia chiedendo piccole cifre, ad esempio 5 o 10mila euro, per rientrare di qualche debito. Poi si entra nel vortice. Non si riesce a coprire il debito, quindi la richiesta di nuovi prestiti. A quel punto l'imprenditore è nel baratro. La media di esposizione di una vittima è di 80mila euro».
La vergogna e la paura. «È difficile che in zone come le nostre - spiega ancora la presidente di Confesercenti Versilia - si arrivi a minacce o danneggiamenti. Bastano assegni in bianco in garanzia o quote della società e gli usurai hanno in pugno la vittima. Vittima che si può individuare in piccoli o piccolissimi imprenditori che hanno già avuto il massimo dalle banche in fatto di esposizione. La vergogna per il timore di far trapelare la crisi porta questi operatori a rivolgersi a persone comunque di fiducia o conosciute. Queste sono i nuovi usurai, volti rassicuranti che rendono quasi naturale la richiesta di prestito e l'accettazione di condizioni tipiche dell’usura».
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