Toscana
L’accusa: azioni illegittime per nascondere i guai del Comune
La relazione della Corte dei Conti non lascia scampo a chi ha amministrato dal 2005 al 2012 Il risultato è stato quello di far pesare «ulteriori oneri» sui contribuenti viareggini
VIAREGGIO. Dissesto sì, dissesto no...e Viareggio “terra dei cachi” come nel celebre motivetto. A cantare, per, questa volta è la Corte dei Conti della Toscana che ha pubblicato la propria relazione sullo stato della finanza locale nella nostra regione. Pecora nera è la situazione che si è creata a Viareggio. Una situazione che, nella descrizione che ne fa la Corte, è un ripasso del Codice penale: «La situazione del Comune di Viareggio è il risultato - si legge a pagina 117 - di una serie di gravi anomalie, inadempienze contabili e amministrative, di una diffusa e persistente tendenza a nascondere la reale entità dei problemi dietro soluzioni puramente contabili o peggio, illegittime, nelle modalità di copertura, con un sostanziale rinvio agli esercizi successivi. Tutto ciò in violazione dei principi di trasparenza e veridicità dei documenti di bilancio, oltre che con la creazione di oneri futuri - e non sufficientemente esplicitati - a carico dei contribuenti».
Gli anni presi in considerazione sono quelli che vanno dal 2005 al 2012: nell’operato di chi ha governato la città (due amministrazioni, una di centrodestra e una di centrosinistra, più il governo del commissario prefettizio Domenico Mannino e dei suoi sub commissari) la Corte dei Conti individua gli errori, la volontà di nasconderli e l’averlo fatto ricorrendo a soluzioni «illegittime», in un quadro che ha portato a pesare ulteriormente sulle tasche dei contribuenti.
Di fronte a queste parole c’è un’unica domanda che ha davvero senso farsi: è mai possibile che nessuno si sia mai accorto di niente, in tutti questi anni? Anche a questo dovrà rispondere l’inchiesta aperta dalla Procura di Lucca dopo che sul tavolo dei magistrati è arrivato il lavoro di Luciano Cimbolini, ispettore del ministero dell’economia, che ha alzato il velo sul verminaio della cosa pubblica a Viareggio, degli intrecci tra Ente pubblico e società partecipate, sui troppi privilegi costruiti ad arte. Quelli evidenziati nelle carte del Mef, in un’indagine necessariamente a campione, e quelli che gli inquirenti (i carabinieri e il vento partito dal porto, così come la guardia di finanza) oggi stanno “stanando”. Con un’unica certezza: che questa volta - dopo le parole della Corte dei Conti, pesanti come piombo - non ci potranno essere né spinte a salvare questo o quello, né archiviazioni salvifiche. Pena essere dichiaratamente complici di tutti coloro che hanno nascosto, operato illegittimamente, per mettersi seduti, pesanti come macigni, sulle spalle dei cittadini.
Dissesto sì, dissesto no. Se il consiglio comunale dell’amministrazione Betti non avesse scelto di dichiarare il default dei conti pubblici, ci avrebbe pensato la Corte dei Conti. Lo si legge chiaramente nella relazione di dicembre, e questo mette una pietra tombale sull’infinito dibattito sulla possibilità o meno di tentare la strada del piano di risanamento.
Per non lasciare punti oscuri, la Corte ricorda quanto viene imputato alle amministrazione viareggine. A cominciare dal “nodo” delle società partecipate: «In ordine al finanziamento del disavanzo di amministrazione, nel corso degli anni sono state definite fonti di finanziamento fittizie, spesso basate su operazioni con società partecipate che, di fatto, non hanno prodotto nessun flusso finanziario. Ciò ha determinato un sostanziale rinvio della copertura, che ha contribuito ad aggravare una situazione dell’Ente già pesantemente compromessa». Compromessa da cosa è ancora la Corte a spiegarlo: «La scarsa correttezza della gestione dell’entrata non ha consentito, nel tempo, una rappresentazione realistica degli equilibri di bilancio. Generando, di conseguenza, l’aumento della spesa fissa a livelli non sostenibili per la finanza dell’Ente».
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