La protesta
Polo Nautico, i cantieri all’Authority: il no dovrà essere motivato
È scontro aperto con il sindacato alla vigilia del Comitato portuale di martedì: «Le concessioni sono un bene di tutti»
VIAREGGIO. È conto alla rovescia sul futuro di Polo Nautico, in vista del Comitato portuale di martedì mattina, quello nel quale l’Autorità portuale del segretario Fabrizio Morelli dovrà dire sì o no al frazionamento della concessione in capo all’azienda consortile delle nautica. Dal fronte degli imprenditori arriva forte e chiaro il messaggio di Giuseppe Balducci, “patron” di Overmarine: «Vogliamo le motivazioni, concessione per concessione, in caso di rifiuto. Questo deve essere chiaro e l’abbiamo già detto a Morelli...». Una voce che ha un peso specifico, quella di Balducci. Per l’esperienza e la storia che rappresenta l’imprenditore in Darsena, ma anche per il ruolo di presidente della commissione consultiva della stessa Authority. Commissione nella quale Balducci siede in rappresentanza di Confindustria provinciale. «D’altra parte - ricorda Balducci - è stato il Tar ad indicare all’Authority di portare a compimento quello che è un procedimento amministrativo, con tutte le regole del caso». E di farlo entro la fine di gennaio.
Un sì o no, dunque, sul cambio di volto di un’area consortile che è nata, con questa caratteristica precisa, dal fallimento della Sec, l’azienda della nautica mercantile che ha portato in giro per il mondo il nome di Viareggio. Oggi l’imprese che ne fanno parte fin dalle origini e che, nel corso degli anni, hanno avuto tutte alterne vicende anche legate alla crisi della nautica, scalpitano per poter disporre ciascuna della propria concessione. Andando a sbattere contro un Comitato portuale la cui maggioranza non la pensa così.
I toni si fanno via via più testi man mano che il “verdetto” si avvicina: «Fin quando non esisterà da parte degli imprenditori una pianificazione industriale condivisa, che possa giustificare il frazionamento garantendo nuova occupazione e un una concreta possibilità di sviluppo industriale delle aree portuali viareggine, il sindacato non potrà mai essere d'accordo», scrivono Franco Chiriaco, segretario generale della Cgil provinciale e Nicola Riva per la Fiom-Cgil. Che ricordano: «Le concessioni demaniali, così come il lavoro sono un bene comune e come tali vanno tutelate dalle speculazioni e dagli interessi particolari».
È la risposta alle dichiarazioni di Riccardo Cima, amministratore unico di Polo Nautico che, dopo l’incontro con l’Autorità portuale venerdì pomeriggio aveva dichiarato «in questa Darsena siamo ostaggio della Fiom».
«Niente di più falso e sbagliato», è la replica di Cgil e Fiom: «Non abbiamo mai nascosto le nostre posizioni rispetto a quanto stava accadendo per ciò che riguarda il destino delle concessioni demaniali su cui oggi si accapigliano in un tentativo di bieca spartizione i soci della Polo Nautico, una spartizione quella che vorrebbero, ad oggi senza alcuna pianificazione di sviluppo né industriale né occupazionale, quindi con un solo interesse di tipo immobiliare/speculativo. La Fiom è sempre stata disponibile ad dialogo e non si è mai tirata indietro rispetto alla possibilità di reimpiegare e rilanciare la darsena viareggina. Prova ne sono i tanti accordi sottoscritti con le imprese, le istituzioni e anche la Polo Nautico. Ci pare quindi oltremodo ingeneroso accusare chi, fino ad oggi - e le prove sono sotto gli occhi di tutti - si è battuto perché Viareggio potesse avere anche nella nautica un futuro. In conclusione, e per smentire ulteriormente quanto dichiarato, teniamo a rilevare che: la condizione attuale di integrità della concessione fino ad oggi non ha impedito alle imprese di realizzare i propri prodotti, di svilupparsi in taluni casi e anche di crescere acquisendo i cantieri liberati dai soci che non ne avevano più necessità per difficoltà economiche o di mercato. Nel merito, quindi, non si comprende la posizione espressa circa la volontà di andarsene da parte di alcuni imprenditori se non si arriva al frazionamento facendo dell'occupazione ostaggio della situazione».
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