Il Tirreno

Versilia

Sotto inchiesta i lavori al porto di Viareggio

di Donatella Francesconi
Sotto inchiesta i lavori al porto di Viareggio

La Guardia di Finanza indaga sul rapporto tra il Comune e le imprese incaricate dell'escavo. Solo dal 2001 al 2005 la Regione ha stanziato dieci milioni per l’insabbiamento

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VIAREGGIO. Trapela dagli incontri avuti dalla guardia di finanza successivamente all’acquisizione di pacchi di documenti in Municipio: all’attenzione delle Fiamme gialle c’è anche l’escavo del porto di Viareggio. In particolare sarebbe oggetto di indagine il rapporto tra il Comune e le aziende (locali e non) che si sono avvicendate negli infiniti appalti (e subappalti) che hanno lasciato la barra sabbiosa più o meno dov’è e come è.

Chi conosce la storia dell’insabbiamento del porto e della serie infinite di progetti/appalti che l’hanno contrassegnata, non si stupisce. Basti pensare che, ad intervento di escavo terminato da qualche settimana (oggi la competenza è dell’Autorità portuale regionale) chi entra ed esce in e dal porto racconta che niente è cambiato. E negli ultimi giorni, le imbarcazioni del cantiere Perini che hanno manovrato al largo lo hanno fatto ricorrendo al pilota del porto. Necessità indicata anche dal Portolano, nonostante i fiumi di denaro che la Regione da decenni destina al porto Viareggino.

Era il giugno 2010 quando il compianto senatore Milziade Caprili, in consiglio comunale per la Sinistra Arcobaleno, faceva i conti in tasca alle amministrazioni. «Si tratta - scriveva Caprili - di ingentissime ed inutili spese che non hanno inciso sulla criticità dell'imboccatura del porto e dell'intera zona. Per questo c'è da augurarsi che la magistratura sia in grado di fare chiarezza e di indicare eventuali responsabilità».

Per dare un parametro di riferimento, solo tra 2001 e 2005 - l'unico dato ufficiale disponibile - sono stati spesi nell'escavo del porto viareggino ben dieci milioni di euro. E negli ultimi dici anni, dal 2005 ad oggi, i finanziamenti regionali hanno continuato ad accumularsi più o meno con la stessa intensità della sabbia. Fino a dover affrontare la questione, tra 2013 e 2014, attraverso verbali di somma urgenza che hanno portato la Capitaneria ad indagare sull’effettiva portata dei mezzi effossori impiegati, inchiesta che si è chiusa con sanzioni per due imprese.

Sullo sfondo di tutto questo resta quel progetto per il nuovo sabbiodotto che l’Autorità portuale ha presentato pubblicamente, e con grande convinzione, nel maggio scorso e del quale si sono un po’ perse le tracce...

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