Toscana
Il grido dei fratelli Bonetti «Salviamo gli elefanti»
Spettacolare, di grande impatto scenico e di chiaro impegno civile: il carro “Oro bianco” denuncia il massacro provocato dalla caccia all’avorio
VIAREGGIO. I fratelli Luigi e Uberto Bonetti nell’albero genealogico di famiglia hanno i segni del loro futuro nel mondo del carnevale di Viareggio: nipoti di Uberto, grafico e artista, dal cui segno é nato “Burlamacco”, la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, e di Giovanni Lazzarini, “Menghino”, “mago” della cartapesta e artista poliedrico. Entrano nel Carnevale collaborando con Renato Verlanti, con il quale poi entrano in società. Nel 2010 firmano l’ultimo carro insieme, poi Verlanti decide di ritirarsi e i due fratelli continuano l’attività come società “La fabbrica dei sogni” che ha all’attivo costruzioni di grande spettacolarità, con realizzazioni che si caratterizzano per la figura centrale di grande impatto scenografico che domina la scena. Così è stato anche l’anno scorso, con “La penisola sommersa”, con un Poseidone, imponente e severo, seduto su un trono di conchiglie al centro della costruzione, in un contesto coloristico caratterizzato da accesi contrasti cromatici.
Continuando nella ricerca di dilatare il volume centrale della costruzione, con soluzioni formali e plastiche al limite della capienza dello spazio a disposizione per la lavorazione, quest’anno i fratelli Bonetti hanno realizzato, per il carro “Oro bianco”, un imponente elefante che porta nel corso mascherato un forte messaggio in difesa della sopravvivenza della specie, denunciandone l’abbattimento per il commercio l’avorio delle zanne, vero “oro bianco” insanguinato, che ha raggiunto livelli tali che ne minacciano l’estinzione. I dati parlano di oltre 400 tonnellate di avorio commercializzato nel 2013, pari a 50 mila elefanti uccisi, quasi quattro esemplari ogni ora. Un colossale business che determina una mattanza inaudita. Ma il messaggio di denuncia per fermare il massacro degli elefanti, il grido “Save the elephant” che i fratelli Bonetti hanno voluto lanciare, nel corso della realizzazione del “carro” si è ampliato, divenendo una sorta di documento in difesa della sopravvivenza di tutte le specie animali che in ogni parte del mondo, per criminale speculazione, rischiano l’estinzione. Così, il bozzetto originario, pur rimanendo immutato nell’impianto volumetrico, è stato parzialmente modificato, trasformando il mastodontico corpo dell’elefante in una sorta di “dazebao” dipinto, un collage composto dalla rappresentazione pittorica delle pelli delle numerose specie di animali che nel mondo sono a rischio di sopravvivenza, destinati a scomparire dalla faccia della terra per mano dell’uomo: zebre, tigri, leopardi, coccodrilli. A rendere più drammatico ed eloquente il messaggio, i fratelli Bonetti hanno disegnato anche due mani grondanti di sangue, a testimoniare la natura predatoria dell’uomo; un grande occhio lacrimante che rappresenta il dolore di “Madre Terra” ferita e due figure femminili che si trasformano in albero ad indicare la Natura, che si rigenera nonostante le offese dell’uomo. Un carro di forte impatto scenico, spettacolare per volumi e cromie; di impegno civile, per la valenza del messaggio che il “carro” comunica e che il Carnevale di Viareggio, da sempre finestra sul mondo, trasmette amplificandolo.
Paolo Fornaciari
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
