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Ferito in un cantiere della Tecnomar in tre a giudizio
VIAREGGIO. Stava facendo dei lavori di falegnameria, all’interno del cantiere Tecnomar di Massa. I colleghi di lavoro lo hanno visto uscire tenendosi una mano insaguinata stretta al petto. «C’era...
VIAREGGIO. Stava facendo dei lavori di falegnameria, all’interno del cantiere Tecnomar di Massa. I colleghi di lavoro lo hanno visto uscire tenendosi una mano insaguinata stretta al petto. «C’era sangue ovunque - ha ricordato in tribunale uno degli operai che si trovavano all’interno dell’azienda al momento dell’infortunio - in terra e perfino sul muro». L’uomo, si era tagliato di netto tre dita e subì poi due subamputazioni perdendo di fatto l’uso della mano destra.
Per l’incidente, accaduto il 6 dicembre del 2008, sono finiti a processo in tribunale a Massa con l’accusa di lesioni gravissime, gli allora referenti della Tecnomar (prima della vendita a Giovanni Costantino, attuale patron anche dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara): i fratelli viareggini Roberto e Maurizio Zappelli, e l’allora responsabile della sicurezza all’interno del cantiere, Alessandro Serra.
Nell’udienza che si è svolta davanti al giudice monocratico Fabrizio Garofalo ieri mattina è stato sentito uno degli operai che, all’epoca dei fatti, lavoravano per terzi dentro alla Tecnomar: «L’ho visto uscire dalla falegnameria pieno di sangue - ha detto - lo hanno portato in ospedale in macchina, poi sono arrivati i carabinieri».
Il giudice del tribunale apuano ha cercato di fare luce su alcuni aspetti dell’incidente e in particolare su quanto sarebbe successo, secondo quanto riferito in aula dall’operaio ferito, subito dopo con quella che è stata raccontata come l’operazione di pulizia, di tutto il sangue, e lo spostamento di un seghetto in mezzo al piazzale. «Hanno prima portato via il ferito - ha detto l’operaio sentito come tese - solo dopo hanno pulito».
È stato poi sentito il presidente del consiglio di amministrazione della Tecnomar, Roberto Zappelli: «Il giorno dell’incidente io e mio fratello stavamo andando a Genova - ha detto rispondendo alle domande del giudice - quando ci arrivò quella telefonata e tornammo subito indietro. Io andai in ospedale a trovare l’operaio ferito e mio fratello si recò in cantiere».
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