Sicurezza
Strage di Viareggio, in aula la testimonianza di Daniela Rombi
La mamma di Emanuela Menichetti, donna simbolo della battaglia per la verità sulla strage del 29 giugno 2009, racconta il suo dramma
VIAREGGIO. "Per mesi e mesi dopo la morte di Emanuela ho apparecchiato per tre persone...E dall'agosto 2009 non ho più cucinato le bracioline fritte con gli zucchini fritti". Eccola la vita strappata da quel treno scoppiato, nelle parole di Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti, morta a 21 anni, dopo 42 giorni di agonia nel reparto grandi ustionati dell'ospedale di Cisanello. Le bracioline per Emanuela ogni venerdì sera, "che come le fa mamma non ce n'è", e quel cappellino rosso, fatto all'uncinetto, mentre Emanuela lottava tra la vita e la morte: "Era per quando sarebbe tornata a casa...e invece l'ha indossato nella bara".
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Le parole di Daniela Rombi risuonano, nel pomerigggio di mercoledì 21, nell'aula del Polo fieristico durante l'ennesima udienza fiume del processo che intende fare luce sulla morte di 32 persone in quella tragica notte. E sono parole che tengono col fiato sospeso: "I treni non scoppiano, deragliano", così Daniela Rombi ricorda il suo pensiero in quelle prime ore passate a cercare di capire cosa fosse accaduto alla figlia. Oggi ci sono quarantadue imputati nel processo che deve fare chiarezza. Uno per ogni giorno di agonia di Emanuela.
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