Sicurezza
«Noi, per mezz’ora in ostaggio dei banditi»
Alessio Gozzi, 83 anni, ripercorre il pomeriggio di terrore di cui è stato vittima con la moglie Nara
TORRE DEL LAGO. Mezz'ora in balìa dei banditi. E' l'avventura da incubo di Alessio Gozzi, 83 anni, fiorentino di nascita ma versiliese d'adozione, e della moglie Nara Nincheri, 88 anni, pratese. Sabato pomeriggio, dopo aver fatto alcune compere in giro per Torre del Lago, l'anziana coppia stava tornando nella villettina di via Martiri di S. Anna dove abita quando si è trovata di fronte una banda di ladri che stava cercando di aprire le due cassaforti nascoste in un ripostiglio all'ultimo piano. E da lì è iniziato l'incubo.
«Siamo carabinieri». Quando marito e moglie sono entrati, al piano terra hanno trovato degli uomini che stavano muovendosi al buio sulle scale interne. «Siamo carabinieri, ci sono dei ladri», hanno provato a dire. Poi, quando Alessio Gozzi ha chiesto loro di mostrare il tesserino, la banda è venuta allo scoperto. «Hanno detto che erano ladri e che non ci avrebbero fatto nulla se avessimo aperto loro le due cassaforti che nel frattempo avevano scoperto all'ultimo piano della casa, nascoste in uno sgabuzzino. Quando ho avuto la certezza che si trattava di una banda di ladri, ho iniziato a gridare: “Ci sono i ladri, ci sono i ladri”. Ma a quel punto uno di loro, armato con un grosso cacciavite, mi ha messo una mano sulla bocca e mi ha imposto il silenzio. Devo dire che è stato l'unico vero gesto di violenza. Per il resto ci hanno trattato relativamente bene: pensi che uno di loro, vedendo mia moglie agitata, si è offerto di andare a prenderle un bicchiere d'acqua per tranquillizzarla».
Assalto alla cassaforte. L'obiettivo dei banditi era la cassaforte. Anzi, le cassaforti, visto che in casa ce ne erano due, per altro l'una vicina all'altra. «Mi hanno intimato di aprirle. Nel caso della prima, che è più piccola e più semplice, l'ho fatto senza problemi. Ma all'interno c'era poca roba. La seconda, murata nella parete, a causa della tensione non riuscivo proprio ad aprirla. I malviventi hanno capito che non stavo fingendo e hanno rinchiuso a chiave me e mia moglie in camera da letto. A quel punto, con il frullino che si erano portati dietro, l'hanno sventrata rubandone il contenuto. All'interno c'erano orologi, bracciali, brillanti, orecchini, medaglie, collane che erano ciò che io e soprattutto mia moglie eravamo riusciti a metterci da parte dopo una vita di duro lavoro. Difficile quantificarne il valore esatto: direi almeno 30mila euro, ma forse superiamo anche i 40mila».
L'orologio restituito. Ladri determinati e freddi. Ma non violenti, quelli che hanno tenuto in ostaggio i coniugi Gozzi. «Sarà che ho avuto a che fare con le Ss naziste quando, poco più che ragazzino, abitavo a Firenze e c'era la guerra. Ma sarei bugiardo se dicessi che ci hanno trattato male. Pensi che, quando ho visto che stavano per portarmi via un orologio di modesto valore economico ma di grande importanza affettiva perché regalatomi da mio padre, ho chiesto loro se potevano lasciarmelo. E me lo hanno restituito subito. Decriverli? Non sarei capace perché avevano il volto coperto con una sciarpa e un berretto in testa. Però, nonostante avessero un accento straniero, probabilmente dell'Est, parlavano molto bene l'italiano».
L'allarme col telefonino. Una volta chiusi a chiave in camera, i due coniugi hanno cercato un modo per dare l'allarme. E Alessio Gozzi, a cui era stato sottratto il telefonino, si è ricordato di avere in una tasca il cellulare della moglie spento. «L'ho acceso – racconta – ed ho subito dato l'allarme al 113. Loro mi hanno dirottato sui carabinieri. A quel punto ho spiegato che avevo i ladri in casa e sono uscito di soppiatto sul terrazzo in modo da attenderli. Ma quando sono arrivati i malviventi erano già scappati via».
Cla.Ve.
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