Italia
Controlli alle acque di Azimut e Polo
Continua l’attività di Capitaneria ed Arpat nell’ambito dell’inchiesta anti inquinamento disposta dalla Procura di Lucca
VIAREGGIO. Si stringe il cerchio dell’inchiesta avviata sullo stato delle acque nei bacini dei cantieri navali viareggini. Nella giornata di ieri il personale di Arpat e Capitaneria di porto ha visitato i bacini di Azimut (ex Lusben) e Polo Nautico, ma anche l’area prospiciente la banchina Lenci, in area portuale, là dove si svolgono operazioni di alaggio e varo. È stata una giornata di prelievi: alcuni effettuati per la prima volta, altri di controllo/verifica su quanto già effettuato in passato. Certo è che la Capitaneria di porto vuole depositare sulla scrivania del sostituto Procuratore Lucia Rugani (Procura di Lucca) atti il più completi possibili. Che diano il miglior quadro complessivo della presenza o meno di inquinanti nelle acque sulle quali si affacciano i cantieri della grande nautica nella Darsena di Viareggio.
L’inchiesta, avviata quando alla guida della guardia costiera viareggina c’era il comandante Marco Iacono, è stata ereditata dal suo successore, Davide Oddone, e portata avanti con determinazione. I militari ed i tecnici Arpat insieme a bussare ai cantieri navali sono stati, in questi mesi, un bel colpo d’occhio per una Darsena sempre pronta ad insorgere quando si tirano le fila dei controlli. Ma le indagini sulla qualità delle acque là dove si effettuano i lavaggi delle imbarcazioni hanno dimostrato che la vigilanza è fondamentale: in una delle verifiche è emersa, per esempio, la presenza di arsenico e mercurio nell’acqua.
Nei prossimi giorni la Capitaneria ha annunciato l’intenzione di voler fare - con tutta la riservatezza dovuta ad indagini ancora aperte - un punto sui controlli effettuati, Anche perché si tratta della salute di tutti. Nei mesi scorsi la campionatura delle acque e la verifica delle modalità di lavaggio delle imbarcazioni erano state effettuate al Cantiere Del Carlo (dove scattarono i sigilli poi rimossi su disposizione della Procura, ma con l’obbligo di eseguire le lavorazioni all’interno del capannone e non sullo scalo), ai cantieri Codecasa e Perini (in questo caso lo stesso amministratore delegato aveva confermato i rilievi di irregolarità che erano stati mossi), nell’area di Arpeca. Ma da quanto trapela, davvero le indagini non hanno tralasciato nessuno, grande o piccolo che fosse. Tanto da arrivare, ieri, fin sulla banchina Lenci dove l’area denomina C1 è una delle più contestate dal punto di vista della salute ambientale per le lavorazioni che vi vengono svolte a cielo aperto. Non a caso qui avrebbero dovuto vedere la luce una serie di capannoncini già assegnati ai relativi concessionari. Non se n’è fatto di niente, di rinvio in rinvio, nonostante le concessioni siano ancora in essere. Ma per un progetto - che è un pezzo di realizzazione del Piano regolatore portuale datato 2007 - che è rimasto al palo come le mille altre cose del porto cittadino. Con il risultato che si continua ad operare a cielo aperto, gli uni in mezzo agli altri, con i mezzi che vanno e vengono lungo un’area che vede una banchina importante, destinata ai lavori, priva di servizi, con cavi ovunque e generatori che suppliscono ai servizi che non ci sono.
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