Gioco
Pollicardo: Viareggio punti sugli yacht fino a settanta metri
VIAREGGIO. «Il grande contro il piccolo e viceversa: è una storia che non so più quanti anni sono che ce la portiamo dietro....»: riflessioni in libertà, nell’incontro con Lorenzo Pollicardo, uno dei...
VIAREGGIO. «Il grande contro il piccolo e viceversa: è una storia che non so più quanti anni sono che ce la portiamo dietro....»: riflessioni in libertà, nell’incontro con Lorenzo Pollicardo, uno dei maggiori esperti di nautica in Italia, al lavoro sugli ultimi ritocchi alla relazione annuale che ogni anno gli affida Cna nazionale. Una “sfida” che fa da sfondo a tutto il dibattito sul futuro, più parlato che realizzato, del porto viareggino. Ed in merito alla quale Pollicardo mostra di avere una visione che non mancherà di spiazzare: «Se la domanda è se i grandi yacht si potranno realizzare a Viareggio la risposta non può essere che le grandi navi ormai si fanno anche a lotti». Stiamo parlando i misure oltre i 100 metri, che è questa ormai la “fame” del mercato: «Ma va anche detto - sottolinea Pollicardo - che i competitor, su questo fronte, sono Livorno e La Spezia. E che sono solo tre o quattro i marchi in grado di costruire giga-yacht. Gli altri capitalizzino piuttosto il segmento 40-50 metri, considerando anche che c’è una ripresa nel settore 50-70 metri». La conclusione è netta: «Viareggio può lavorare bene su quello che ha. Certo, senza escludere a priori il segmento di imbarcazioni over settanta metri». E attenzione a non riproporre lo scontro grande-piccolo - che ha attraversato perfino il confronto dentro Confindustria nautica, dove Massimo Perotti ha lasciato la presidenza dopo pochi mesi dall’insediamento - «all’interno della produzione dei grandi yacht...».
Un porto viareggino che si riempie di yacht dalle proporzioni gigantesche, Pollicardo proprio non lo vede. «L’Italia e la Toscana stanno rispondendo bene ed il portafoglio ordini sopra i 24 metri o sopra i 30 è ancora vincente. Quando dico Italia, dico Viareggio: perché la nautica è qui. E c’è tutto il traffico del cosiddetto “after market” da sviluppare e al quale in tanti cominciano davvero a guardare come un’opportunità ulteriore».
La domanda aleggia nell’aria e allora che se ne voli in cerca di risposte: «Ma la nautica viareggina, che è poi la nautica italiana, crede in se stessa?». «Deve farlo. Ma l’impresa, oggi, è concentrata sulle possibilità di vendita del proprio prodotto. C’è davvero pochissimo spazio per il resto». Che significa anche occuparsi di cosa stanno facendo le istituzioni: «Certo che il problema dell’insabbiamento del porto va risolto. Questa è una delle condizioni che gli imprenditori della nautica devono avere per lavorare a Viareggio. I problemi ambientali, esistono, è vero. Ma qui bisogna risolvere».
Sabbia e spazi, che sono i due nodi del confronto della grande nautica con le istituzioni che governano il porto: «Volete la testimonianza che non si può dormire? Cercate in Rete notizie sull’evento di Pasqua, a Londra, ricavato nel porto più antico lungo il fiume: barche, aerei, e auto di lusso. Con una concentrazione di tutti i più importanti marchi del lusso nel mondo in tutti e tre i settori. Viene da pensare che Perotti avesse davvero ragione quando all’Italia proponeva, da presidente di Ucina fresco di nomina, un evento di primavera per la nautica».
Viareggio può iniziare a cercare informazioni su “Google” e riflettere a quel Salone della nautica troppo immaginato e mai trasformatosi neppure in un “tinello” della nautica...(d.f.)
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