Il Tirreno

Versilia

La rabbia dei diportisti: portiamo via le barche

di Donatella Francesconi
La rabbia dei diportisti: portiamo via le barche

Assemblea il primo febbraio contro le tariffe rincarate del 25% alla Madonnina La proposta al Comune: date agli assegnatari la gestione dell’approdo

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VIAREGGIO. Diportisti della Madonnina in assemblea il primo febbraio, furibondi per gli aumenti delle tariffe e decisi a farsi sentire prima di giocarsi la carta delle carte: abbandonare il porto viareggino. La rabbia è la stessa di tutti coloro che in città si ritrovano a pagare il dissesto con tasse e tariffe al massimo come atto dovuto per legge in caso dei Comuni che dichiarino lo stato di insolvenza. Anche le tariffe per le imbarcazioni ormeggiate alla Madonnina (solo qui sono cinquecento posti) e alle banchine gestite dalla Viareggio porto sono aumentate: «Del 25% circa di botto», spiega Bruno Nelli che del circolo “la Madonnina” è presidente. Certo, la barca di questi tempi è un privilegio. Ma per una città che ha un porto e un’industria nautica significa ricchezza: «E quindici imbarcazioni da quattordicimila/quindicimila euro l’anno solo di approdo se ne sono già andate», come sottolinea Nelli ma anche come rimbalza da settimane in tutta la Darsena. La crisi c’è per tutti ed i porti vicini, nati sotto ben altre stelle, prima di trasformarsi in “zucche” tentano offerte invernali, con un cinquanta per cento in meno di costi proposti, come accade per esempio a Marina di Pisa».

Nelli è diportista, ma anche uomo della Camera di Commercio e cosa sta diventano Viareggio l’ha ogni giorno sotto gli occhi: «Questa città rischia davvero di trasformarsi nel “lido” di Lucca o di chissà quale altra realtà. E dobbiamo ringraziare la politica tutta che ci ha governato fin qui. Politica che non ha sbagliato per così dire “ideologicamente”. Ha sbagliato nell’amministrare. Ovvero in quel compito che i cittadini le affidano».

Detto questo, resta il fatto del contratto che ogni diportista ha firmato con la Viareggio porto. Contratto sottoscritto con la società che gestisce gli approdi («e non con il Comune», ricorda Nelli) in virtù del quale «le tariffe pagate dai diportisti avrebbero subito solo gli aumenti Istat fino a quando gli stessi non si fossero trasferiti al Triangolino». Erano altri tempi, c’era ancora un socio privato e una speranza che Viareggio potesse vedere realizzato, un giorno, uno di quei sogni di sempre: un vero e proprio porto turistico. «Quello che rivendichiamo - continua Nelli - è una gestione precisa dei rapporti. Prendendo atto che ci troviamo di fronte ad un mancato rispetto del contratto che abbiamo firmato, ciascuno di noi singolarmente, con la società. E del quale rivendichiamo il rispetto».

Ma a preoccupare chi ha un posto barca ormeggiato sotto la gestione della Viareggio porto è anche il futuro della società: «Il pagamento è anticipato - argomenta Nelli - e la Srl è da liquidare. Saldiamo il dovutocon quali garanzie per noi?». Forse - verrebbe da pensare - quelle delle liquidazioni in salsa viareggina: si sa che iniziano ma sulla fine non c’è certezza. E a tutti, dalla politica ai commissari, pare andare bene così.

La proposta. «Dal 2000 ad oggi - fatti due conti - noi diportisti abbiamo versato alla Viareggio porto venti milioni. Ed oggi ci sentiamo dire che la società è in liquidazione: ma che dovremmo pensare?». Scacciati i brutti pensieri, Nelli annuncia quella che sarà la proposta che l’assemblea potrebbe decidere di presentare alla società e al Comune: «Crediamo si possa pensare ad una gestione della Madonnina che sia direttamente nelle mani dei diportisti. Siamo in molti propensi a seguire questa strada».

La liquidazione - questo lo scenario cui si lavora - «può essere fatta a “spezzatino”. Di Triangolino, altre banchine e approdo di Torre del Lago facciano quello che vogliono. Ma per la Madonnina i diportisti ritengono di essere la soluzione fino alla scadenza della concessione, nel 2020».

Concessione che tra maxi progetti, finanziamenti a questo e a quello quando le partecipate erano il bancomat del Comune, gare, sentenze di annullamento e tutto quanto fa la storia della società, i diportisti ritengono oggi di aver pagato a peso d’oro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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