Sicurezza
«Gioco per colpa dei farmaci» Chiesta una nuova perizia
Potrebbe riaprirsi il caso del pensionato che aveva accusato l’Asl Versilia e due case farmaceutiche per gli effetti collaterali di una cura anti-Parkinson
VIAREGGIO. Una nuova perizia medica e, in seconda battuta la richiesta di riapertura delle indagini: quelle che erano approdate ad una denuncia per lesioni contro due colossi dell’industria farmaceutica.
Un “Davide contro Golia” atto secondo: da una parte un pensionato minato dalla malattia, dall’altra le grandi aziende del medicinale. Sembra davvero destinato a riaprirsi, dopo una prima archiviazione del gip Antonia Aracri, il caso del malato di gioco per colpa - secondo quanto sostenuto da lui stesso fin dall’inizio della vicenda - degli effetti collaterali di alcuni farmaci. Proprio quei medicinali, che assumeva in dosi da cavallo per curare i sintomi del Parkinson, lo avrebbero rovinato. Scatenando in lui uno degli effetti collaterali, messi nero su bianco sul bugiardino del farmaco: l’ossessione per il gioco d’azzardo. Quella che lo avrebbe portato, per mesi, a farsi venire le dita viola a forza di stare chino su pile e pile di gratta e vinci, anche 500 in un giorno. E, soprattutto a “bruciare” trecentomila euro.
Una vicenda delicata che ha avuto come protagonista (o vittima secondo l’ipotesi accusatoria) un commerciante in pensione originario di Carrara, il settantenne, Paolo Chisci.
Dal 2005 al 2008 all’uomo vennero prescritti i farmaci per tenere sotto controllo i sintomi del Parkinson. Medicinali finiti sotto accusa perché, a suo parere, non gli venne data all’epoca (era seguito dall’Asl Versilia) l’adeguata informazione sugli effetti collaterali.
Il pensionato dilapidò al gioco tutti i suoi risparmi, cadendo poi in una profonda prostazione.
Proprio per questo Paolo Chisci (assistito dai legali Paolo Di Martino e Riccardo Lenzetti) aveva sporto denuncia per lesioni nei confronti delle case farmaceutiche Ely Lilly e Boeringher produttrici dei farmaci “incriminati”.
Perché, secondo i legali del pensionato, quel periodo di gioco compulsivo oltre a prosciugare il conto corrente, gli avrebbe provocato anche una grave forma di depressione cronica con i cui postumi deve fare i conti anche oggi. Perché, in sostanza, aveva perso ogni prospettiva di una vecchiaia serene, a causa di quella febbre da gioco che gli aveva fatto bruciare tutti i risparmi.
E, adesso, dopo l’archiviazione di un paio di anni fa, il caso di Chisci sembra destinato a riaprirsi. Questo anche alla luce di una sentenza, del tribunale di Chieti, che avrebbe messo in connessione l’ipotesi accusatoria di lesione con quanto provocato dal gioco compulsivi come effetto collaterale dei farmaci conto il Parkinson.
Ecco quindi che, il fascicolo Chisci potrebbe tornare ben presto sul tavolo della Procura di Massa. E, per intraprendere questo iter giudiziario sarà necessaria, come primo passo, una nuova perizia medica che dovrà accertare le condizioni del pensionato carrarese che, sarebbe ancora alle prese con un grave stato di depressione cronica.Solo dopo questo passaggio - necessario ai fini di produrre una nuova perizia medica - potrà essere avanzata la richiesta di riapertura delle indagini e, indirettamente, di una vicenda che ha fatto molto discutere e che ha coinvolto un po’ tutta l’Italia con varie denunce nei confronti delle aziende farmaceutiche.
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