Sicurezza
Spari contro il Suv: condannato Saetta
Per i giudici è lui il mandante dell’agguato al Varignano: otto anni e quattro mesi. Ritenuti colpevoli anche gli altri imputati
VIAREGGIO. Tutti condannati gli imputati per l’assalto al Suv che nel 2011 terrorizzò il Varignano. Vincenzo Saetta, ritenuto il mandante dell’attentato a colpi di pistola all’auto di Stephan Petrovici, si è visto infliggere dal tribunale di Lucca una pena di otto anni e quattro mesi di carcere e cinquemila euro di multa. Stessa pena per Alessandro Discetti, cioè l’uomo che - secondo la Procura e gli stessi giudici - sparò i sei colpi contro l’auto a bordo di uno scooter. Per Angelo Pizzi, che avrebbe guidato lo scooter usato per l’attentato, la condanna è di cinque anni e otto mesi. Per Marco Saetta, fratello di Vincenzo che avrebbe fornito supporto logistico, la condanna è di cinque anni.
Terrore al Varignano. L’agguato avvenne nell’ottobre del 2011, tra la via Paladini e la via del Forcone, con sei proiettili calibro 7.65 sparati in corsa contro il Suv di Stephan Petrovici, romeno allora 35enne. Che finì all’ospedale Versilia per essere operato d’urgenza a una gamba, colpita da tre di quei sei proiettili. Petrovici, comunque, se la cavò. Secondo l’accusa, che è stata confermata dai giudici di primo grado, l’uomo che dette l’ordine di sparare a Petrovici è Vincenzo Saetta. L’obiettivo, però, non era quello di uccidere la vittima. Ma di fargli capire che non doveva più sgarrare. E pagare i 17mila euro mai versati per una Mercedes, che Petrovici aveva preso da uno zio di Saetta.
Gli arresti. L’agguato suscitò un’impressione enorme, sia nel quartiere che in città. L’immagine di uno scooter che affianca un’auto in corsa e spara sei colpi, uno dietro l’altro, all’altezza della portiera, ricordava ben altri contesti. Un assalto in stile mafioso, in una zona - siamo a due passi dalla chiesa della Resurrezione e del vicino centro sportivo Vasco Zappelli - e in un’ora, il pieno pomeriggio, assai frequentate. Per questo la squadra mobile della questura di Lucca si mise subito a caccia dei responsabili. E al termine delle indagini, la polizia nel marzo del 2013 arrestò i due Saetta, Discetti e Pizzi.
Le accuse. Secondo gli inquirenti, Petrovici aveva acquistato in leasing una Mercedes da uno zio di Saetta, per un importo di 17mila euro. Cifra che però il romeno non avrebbe mai pagato, nell’ambito di una vicenda in cui gli inquirenti hanno ricostruito anche una truffa ai danni delle compagnie assicurative. Che si sarebbe basata su un falso furto della stessa auto (in realtà portata in Germania per essere reimmatricolata). Per questa vicenda, tra l’altro, pochi giorni fa Discetti è stato condannato - assieme ad altri - a cinque anni. Questo, diciamo così, mancato pagamento del romeno avrebbe scatenato l’ira dei Saetta, che lo avrebbero malmenato in piazza Karlovy Vary al Varignano, strappandogli anche una catenina d'oro. Ma Petrovici - stando sempre alle accuse - aveva reagito. Tanto da andare sotto casa di Saetta con alcuni connazionali, minacciandolo e danneggiandogli l’auto. Da qui la reazione di Saetta e dei suoi, che avrebbero pensato a un avvertimento ben più pesante. Che avrebbe preso forma con una sparatoria, con 3 colpi andati a segno, tra via Paladini e via del Forcone.
Il processo. Per questi fatti il sostituto procuratore Aldo Ingangi aveva chiesto al tribunale di Lucca di condannare Saetta e Discetti a 10 anni di carcere, Pizzi a 8 anni e Marco Saetta a 6. Gli imputati, giudicati con rito abbreviato, sono stati ritenuti colpevoli di lesioni gravissime, con l’aggravante del metodo mafioso. Gli avvocati difensori, Massimo Landi, Eriberto Rosso, Giorgio Nicoletti ed Emanuele Ciappi, hanno annunciato che faranno appello.
@matteotuccini
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