Il Tirreno

Versilia

Strage, pressing di Fs in aula Ed è scontro con la Procura

di Donatella Francesconi

Il sostituto procuratore Giannino all’avvocato di Moretti: no a domande false La risposta è una frustata che attraversa il pubblico: «Se continua la querelo»

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VIAREGGIO. «Io devo capire al di là dei calcoli, degli ingegneri, e dei professori...»: nell’aula del Polo fieristico di Lucca, dove è ripreso il processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio, geometria, fisica, matematica, scienze dei materiali scompaiono di fronte al colpo di spugna dell’avvocato Armando D’Apote, difensore di Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie ed oggi promosso, nello stesso ruolo, in Finmeccanica. Colpo di spugna che D’Apote tenta di dare, in un lungo controesame dell’ingegnere Paolo Toni, consulente della Procura di Lucca, utilizzando il tratto rosso dei disegni al computer. Di fronte alla scienza - quella del consulente della Procura, professore universitario a Firenze fino a pochi mese fa, dello squadrone di ingegneri del Politecnico di Milano messo in campo dalle stesse Ferrovie, dei periti del Gip nell’incidente probatorio, dei consulenti delle parti lese (anche in questo caso compare il Politecnico di Milano) e della commissione di indagine del ministero dei trasporti - D’Apote disegna a mano libera. Forse pensando di ottenere lo stesso effetto di Maurizio Nichetti nel film “Ratataplan”, dove l’ingegnere Colombo in cerca di occupazione sbaraglia tutti con i suoi pennarelli colorati.

Ma Paolo Toni non lascia la strada imboccata da giovane e mantenuta diritta in tanti anni di insegnamento universitario e consulenze in ambito ferroviario: «Non sono un esorcista, cerco di fare l'ingegnere», mette ben in chiaro fin dall’apertura della lunga udienza. A richiamare il dibattito con un le caratteristiche che merita un disastro di quel genere, i trentadue morti, i lutti, le ferite, la distruzione, è Giuseppe Amodeo, uno dei due pm che la Procura di Lucca, guidata da Aldo Cicala, ha messo in campo. E così, quando D’Apote - rispetto all’aggancio tra carrocisterna carica di Gpl, rovesciatasi e poi squarciata, e locomotore sbotta «non vorrei parlare della questione agganciato/sganciato...Non mi interessa» - il sostituto Procuratore fa barriera: «Non si può costringere il test a rispondere sottacendo uno dei vincoli fondamentali», ovvero il legame tra carrocisterna e locomotiva». Perché altrimenti si racconta un’altra storia e trentadue morti non lo meritano.

L’udienza ha avuto momenti di tensione tra difesa e accusa. In particolare in merito alle foto estrapolate - così ha dichiarato il difensore - dalle relazioni agli atti della Procura. «Ormai l'abbiamo capito qual è lo stile dell'avvocato D'Apote», così il sostituto Procuratore, Salvatore Giannino, contestando, atti alla mano, che il materiale mostrato in aula fosse quello relativo alla relazione che sullo schermo scorreva. «Anche noi l'abbiamo capito e la invitiamo - ha chiesto (al presidente del Collegio, Gerardo Boragine) Graziano Maffei, avvocato di parte civile che rappresenta anche il Comune di Viareggio - a vigilare sull'adeguatezza ovvero sulla pertinenza e la rilevanza delle domande. Perché c'è un limite a tutto!». Ed a Giannino che contestava apertamente a D’Apote di proporre «domande false», l’avvocato di Moretti ha ribattuto : «Se continua la querelo...». Poi, quasi in chiusura, è ricomparsa la famosa “pozza” sotto la cisterna. Pozza che l’avvocato Gaetano Scalise, anche lui nella squadra di Fs, aveva imputato all’acqua dei vigili del fuoco e che, invece, il suo collega ha attribuito al Gpl. Dando ragione alla Procura.

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