Sicurezza
Madonnina, il giallo degli assegni
Quattrocentomila euro in cassaforte della Viareggio porto pre-liquidazione: a che titolo e per cosa?
VIAREGGIO. Quattrocentomila euro di assegni nella cassaforte della Viareggio porto, presenti nel momento delicato in cui si chiude l’esperienza della Giunta Betti ed arriva in Municipio il commissario prefettizio che a fine anno ha nominato un liquidatore che gestisce gli approdi turistici in Darsena. Le domande rimbalzano tra le banchine: a che titolo sono stati emessi? A cosa sarebbero riconducibili? Domande che sarebbero risuonate anche in piazza Nieri e Paolini, stando a quanto racconta radio Municipio, poste dai revisori dei conti dell’Ente pubblico con l’intento di avere risposte precise. Che, al momento, non sarebbero ancora arrivate a destinazione. Tanto da far filtrare - nel silenzio di notizie che avvolge il Comune da quando l’amministrazione è stata commissariata - l’ipotesi che per fare la necessaria chiarezza possa “spuntare” anche un esposto alla Procura della Repubblica a Lucca e a quella della Corte dei Conti a Firenze.
Perché, anche se in Comune a Viareggio non usa, l’Ente pubblico deve esercitare per legge il controllo analogo sulle proprie partecipate. E quattrocentomila euro di assegni in cassaforte, di questi tempi, non sono cosa che non attiri la dovuta attenzione. Anche considerando che la Viareggio porto ha vissuto un ultimo anno e mezzo di grande incertezza, tanto da arrivare alla messa in liquidazione, oltre ad essere attraversata da un’inchiesta dei carabinieri di Lucca relativa ad alcuni aspetti della gestione dell’ex presidente Alessandro Volpe.
Provando a fare un po’ di domande sulla cifra in questione, abbiamo toccato con mano che nessuno sembra saperne niente, nonostante la certezza che gli assegni in questione esistano. «Escludo che in cassaforte ci siano stati assegni per questo importo», risponde al “Tirreno” Giovanni Giannerini, ex presidente della Viareggio porto ed ex assessore al porto della Giunta Betti, oltre che - per meno di ventiquattro ore - liquidatore della stessa società, prima della nomina da parte del commissario Romeo della dottoressa Arabella Ventura.
Sollecitato dalle domande del cronista, nella ricostruzione di Giannerini sembra aprirsi per un momento uno spiraglio: «In una certa fase, alcuni diportisti avevano pensato di versare un anticipo sul costo dell’ormeggio. Ne parlai con Bruno Nelli (presidente del circolo nautico “La Madonnina, ndr) ma credo che non se ne sia fatto di niente...E, poi, se gli assegni ci fossero stati effettivamente stati, la società avrebbe potuto portarli in banca per i pagamenti...».
Giusta considerazione, quella di Giannerini: perché, effettivamente, nel periodo settembre-novembre scorsi la Viareggio proto ha avuto difficoltà anche a pagare gli stipendi ai propri dipendenti. Ed allora, la domanda diventa la seguente: sapendo per certo che gli assegni c’erano, perché non sono stati versati/riscossi? Erano, forse, postdatati? Oppure c’è qualche altro motivo che ha impedito alla società pubblica di procedere a trasformarli in liquidità, magari proprio per saldare gli stipendi?
Le risposte potrebbero arrivare dai dati che si dice i revisori avrebbero chiesto proprio al nuovo liquidatore. Che, al momento, non avrebbe ancora soddisfatto la richiesta.
Insomma: quello dei quattrocentomila euro di assegni custoditi sotto chiave rischia di essere un altro “giallo” del porto viareggino...
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