Sicurezza
I sindaci contro la Regione «Cave a rischio chiusura»
Neri e Verona: «L’ultima versione del piano paesaggistico è peggiorativa» Previsto lo stop all’estrazione in vetta e forti vincoli per l’ampliamento di attività
SERAVEZZA. I sindaci dell’Alta Versilia bocciano l’ultima versione del Piano paesaggistico della Regione Toscana approvato in giunta poco più di un mese fa e destinato all’esame delle commissioni consiliari prima dell’approvazione definitiva in consiglio a Firenze. Un piano che mette a repentaglio la sopravvivenza dell’industria lapidea sulle Apuane tanto che, nelle parole di critica di Ettore Neri e Maurizio Verona, i primi cittadini di Seravezza e Stazzema, non c’è solo amarezza ma soprattutto preoccupazione.
Il sostanziale stop alle attività estrattive sulle Apuane, con pesanti prescrizioni per chi estrae il marmo dentro e fuori (nelle aree contigue) l’area protetta del parco regionale, mette a repentaglio un’intera economia che va ben oltre i confini della Versilia e coinvolge anzitutto le cave apuane sul versante della Garfagnana, di Massa e ancora della Lunigiana. L’ultima versione del documento prevede che oltre i 1.200 metri di altitudine sia dato parere negativo all’apertura di nuove cave o all’ampliamento di quelle esistenti se si trovano in vetta e crinale. Più in generale esclude nuove cave e miniere all’interno dell’area protetta. Nelle aree contigue, invece, la sopravvivenza delle attività estrattive è sottoposta a rigide regole. Ad esempio non si potranno aprire cave in zone integre, riaprire quelle “rinaturalizzate”, cioè dismesse da almeno 30 anni e le nuove autorizzazioni saranno rilasciate solo se non interferiscono con percorsi naturalistici.
Le direttive in questione sono contenute nel capitolo “Disciplina dei beni paesaggistici” del piano regionale che inquadra la problematica agli articoli 19 e 20 del provvedimento che si traduce in alcuni casi in una previsione di chiusura di alcune attività, come quasi tutte le cave del Comune di Minucciano (in vetta e a cielo aperto). Nel migliore dei casi il Piano comporterà «forti limitazioni - spiega Verona - alle possibilità di ampliamento delle attività esistenti». Conseguenze potrebbero averne ad esempio Henraux (anche se non per la cava delle Cervaiole) e i siti della Cooperativa Condomini di Levigliani.
«Rispetto alla versione di Piano adottata in consiglio regionale - dicono Neri e Verona - la proposta elaborata dalla giunta è peggiorativa». E la questione non è “solo” quella dei vincoli per le attività esistenti ma, dal punto di vista dei Comuni, il fatto che dal Piano sia «sparita la possibilità inizialmente data ai Comuni di pianificare i perimetri e le modalità di estrazione nelle aree estrattive tramite un piano attuativo da discutere poi con la Regione». Il Piano, ora, è «una sorta di strumento urbanistico regionale molto prescrittivo». Un “commissariamento” dei Comuni, insomma «che sembra anche una mancanza di fiducia nell’ente locale - continua Verona - che invece ha dimostrato negli anni di saper pianificare gli interventi sul proprio territorio nel rispetto dell’ambiente».
Margini di trattativa per ritrovare un’intesa con i Comuni? Neri e Verona sono fiduciosi e ne hanno già parlato, in Regione, con i consiglieri del Pd alcuni dei quali componenti delle commissioni che esamineranno il piano prima dell’ok definitivo. I suggerimenti alle commissioni potrebbero arrivare da un consiglio comunale congiunto che Neri e Verona hanno intenzione di convocare a fine mese coinvolgendo anche i Comuni di Massa, Carrara, Fivizzano, Vagli e Minucciano.
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