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il caso

Da Firenze una minaccia per Levigliani

SERAVEZZA. Continua da mesi la battaglia delle imprese del lapideo che operano sulla Apuane contro il piano paesaggistico della regione. Le preoccupazioni dei sindaci dell’Alta Versilia seguono a...

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SERAVEZZA. Continua da mesi la battaglia delle imprese del lapideo che operano sulla Apuane contro il piano paesaggistico della regione. Le preoccupazioni dei sindaci dell’Alta Versilia seguono a ruota le dure critiche degli industriali del settore al provvedimento che, se dovesse andare in approvazione così come lo ha varato la giunta regionale, potrebbe compromettere - dicono da tempo le aziende - la sopravvivenza di numerose attività con effetti devastanti sull’occupazione. Le imprese, riunite in un coordinamento che tiene insieme le realtà produttive della Versilia, di Massa e della Garfagnana, pochi giorni fa portava ad esempio due situazioni particolari. «A titolo di esempio, si citano, la Comunità di Levigliani che vedrebbe venir meno, oltre alla sua storia e al suo valore sociale e occupazionale, un valore, sottostimato, nell'ordine dei centocinquanta milioni di euro - afferma il coordinamento delle imprese apuane - la Comunità della Garfagnana, il cui tessuto sociale ed economico ruota principalmente sul lapideo e rappresenta un valore occupazionale di 200 addetti diretti e oltre 100 indiretti, con un fatturato annuo di oltre 30 milioni di euro annui. Da ciò si può immaginare a quanti miliardi di euro ammonterà la stima di tutto il comparto lapideo regionale che verrà annullato».

«Ogni mediazione è fallita dopo un anno di trattative, dove le imprese sono state puntuali, preparate, pazienti, e dopo un mese e mezzo di tavolo tecnico, non è uscita nessuna concertazione - scrivono ancora gli imprenditori del lapideo - nessun suggerimento e nessuna proposta sono stati recepiti». Da qui un appello agli amministratori regionali: «Le imprese e i lavoratori chiedono ai consiglieri regionali che intervengano fermamente al fine di scongiurare il peggio, e chiedono al presidente della Regione Toscana di confermare concretamente, all’interno del piano, quelle rassicurazioni più volte pubblicamente dichiarate sul futuro del territorio al quale non sarebbe venuto meno il lavoro e la crescita».

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