Auto di lusso riciclate, scattano quattro condanne
Pene fino a sei anni di reclusione. La banda che aveva base operativa tra Viareggio e Lucca portava bolidi di lusso in Germania
VIAREGGIO. Altre quattro condanne nell’ambito dell’Operazione Gallardo che, condotta dalla polizia e diretta dal sostituto procuratore della repubblica Aldo Ingangi, nel giugno 2013 aveva portato all’arresto di sedici persone accusate di riciclare auto di lusso: Lamborghini, Mercedes, Bmw, Audi. Vetture costose prese in leasing e poi cedute a una organizzazione legata alla criminalità rumena che le portava in Germania. Qui, approfittando di una legislazione con pochi vincoli, le macchine venivano immatricolate, a volte intestate anche a persone morte mentre contemporaneamente in Italia veniva presentata denuncia di furto. Dopo di che i bolidi erano messi in vendita, attraverso un sito Internet.
Ai primi di dicembre parte degli imputati, durante la celebrazione del rito abbreviato, era stata condannata a varie pene. Ieri davanti al tribunale in composizione collegiale sono stati processati Arturo Storico, 46 anni, di Capannoli, che ha preso sei anni e tre mesi e una multa di quattromila euro; Sergio Leone, 56 anni, residente a Lucca, condannato a sei anni e quattromila euro di multa; Alessandro Discetti, 42 anni, di Viareggio, al quale sono stati inflitti cinque anni e tremila euro di multa; Enrico Borghini, 49 anni, di Carrara, il presunto falsario, ovvero colui che era incaricato, secondo gli inquirenti, di falsificare i documenti dei veicoli: ha preso quattro anni e mezzo e una multa di duemila euro.
Al sodalizio era contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio all'estero di circa 300 auto di lusso, con profitti illeciti per almeno 4 milioni di euro.
Gli italiani, quasi tutti imprenditori edili del Casertano e della Puglia trapiantati in provincia di Lucca, secondo le accuse avevano il compito di acquistare le macchine con contratti di leasing presso società finanziarie in Italia, per poi consegnarle ad un clan di rumeni che gestisce una ditta di esportazione automobili usate a Viareggio.
I rumeni avevano complici in Germania, che provvedevano ad immatricolare le auto di alta gamma presso la Motorizzazione tedesca, per poi rivenderle sia sul posto che in Romania. I complici italiani ricevevano una parte dei guadagni illeciti realizzati, per poi intascare anche il premio della polizza assicurativa a seguito della falsa denuncia di furto sporta in Italia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
