Sicurezza
Caso Iacconi, interrogato Bianchi «Ho agito per fermare la lite»
Il 19enne è stato ascoltato per due ore dall’ispettore Lucio Chelotti al commissariato di Viareggio L’avvocato: «Ha risposto a tutte le domande, ora sta agli inquirenti rimettere insieme i pezzi»
VIAREGGIO. "Ha parlato per due ore, rispondendo a tutte le domande degli inquirenti. Ha detto di essere intervenuto per sedare la lite. Non posso aggiungere altro». Maria Laura Bitonte, avvocato di Federico Bianchi, commenta così l'esito dell'interrogatorio a cui è stato sottoposto ieri pomeriggio il suo assistito, indagato per omicidio e tentato omicidio in concorso nell'ambito del caso Iacconi, il 34enne di Massarosa morto dopo essere stato aggredito la notte di Halloween in via Coppino.
Bianchi si è presentato al commissariato di Viareggio intorno alle 15, accompagnato dall'avvocato Bitonte, ed è uscito quasi due ore dopo. Interrogato dal capo dell'anticrimine Lucio Chelotti su delega del pm Sara Polino, il ragazzo ha risposto alle domande fornendo una sua versione di quanto accaduto quella notte in via Coppino. L’aspetto centrale è che il 19enne ha detto di essere uscito dalla piadineria in cui si trovava e di essere intervenuto in strada solo per sedare la lite tra Iacconi, Lasurdi e gli altri ragazzi coinvolti (in particolare i due minorenni). «I fatti sono avvenuti alla presenza di numerose persone – ha aggiunto il suo avvocato – Sarà compito della polizia giudiziaria e del pubblico ministero ricostruire gli avvenimenti in base alle testimonianze e stabilire ruoli e responsabilità dei vari soggetti indagati".
Come Alessio Fialdini, l'altro maggiorenne indagato e interrogato il 30 dicembre, anche Bianchi non si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha dato agli inquirenti la sua versione.
Ora starà alla polizia rimettere insieme le tessere di un puzzle in cui alcuni pezzi sembrano non combaciare (chi erano i ragazzi in strada che fermavano le macchine? chi ha sferrato i primi pugni?, ecc). La strategia degli avvocati dei due indagati maggiorenni è quella di dimostrare che i loro assistiti hanno avuto un ruolo marginale nelle aggressioni a Lasurdi e Iacconi. In base a questa linea difensiva, i due trentenni sarebbero stati picchiati con i caschi solo dai minorenni attualmente rinchiusi negli istituti per minori di Roma e Torino. Ma molti aspetti devono ancora esser chiariti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
