Il Tirreno

Versilia

il ritrovo dei membri dell’associazione

Croce Verde una cena all’insegna di ricordi ed emozioni

di Roy Lepore
Croce Verde una cena all’insegna di ricordi ed emozioni

VIAREGGIO. Si sono ritrovati per trascorrere una serata amarcord alla pensione Genny in via Zanardelli, cenando tutti insieme: autisti, militi, donatori di sangue e tanti amici della Croce Verde....

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VIAREGGIO. Si sono ritrovati per trascorrere una serata amarcord alla pensione Genny in via Zanardelli, cenando tutti insieme: autisti, militi, donatori di sangue e tanti amici della Croce Verde. Molti purtroppo non erano presenti fisicamente, perché scomparsi, ma erano dentro i cuori di ognuno dei presenti. Tra gli organizzatori di questa vera e propria rimpatriata c'è Massimo Vivoli, che li ha definiti "i ragazzi della panchina" della Croce Verde. Con riferimento alla sede storica degli anni ’60, in via Macchiavelli. «C'erano volontari che hanno donato il loro tempo libero di giorno e notte - dice Vivoli - passando momenti di gioia quando riuscivamo a salvare una vita, piangendo e soffrendo, quando invece, pur con tutta la nostra buona volontà, non potevamo fare niente».

Tra i ricordi ci sono le esperienze trascorse a dare una mano agli alluvionati e ai terremotati. «Tra i ricordi dei militi purtroppo scomparsi, c’è anche Angelo Basalari che ha perso la vita in un tragico incidente stradale sull'Aurelia, di fronte il cimitero. Erano i tempi in cui le ambulanze si chiamavano la Titina, la Tremenda, la Belva, lo Squalo. In quel periodo c'erano le "volate" con la Misericordia e molto è stato fatto anche dai confratelli della Misericordia, che purtroppo hanno perso un giovane che stava prestando soccorso a bagnanti in difficoltà. Si chiamava Giuliano del Chiaro, ed era un giovane animato da altruismo che si è immolato per gli altri. Lo cercammo anche noi, insieme a tutti i volontari giorno e notte. Ma il mare ce lo restituì senza vita alcuni giorno dopo».

Il nastro dei ricordi di Massimo e degli altri militi si riavvolge ed allora vengono rievocate le notti trascorse nel dormitorio dell’associazione in attesa di una chiamata di pronto intervento. «Come non ricordare le cene notturne con la Teresa, che abitava sopra la sede della Croce Verde, che battendo con il bastone sul pavimento ci invitava a fare meno casino, o la Bianca Basalari, la mamma del povero Angelo che ci preparava da mangiare. Non possiamo dimenticare la scritta che c’era sopra la panchina sul marciapiede di via Macchiavelli, di fronte la vecchia sede: “Beato chi può dire io ho asciugato una lacrima”. Abbiamo organizzato anche veglioni di Carnevale per sostenere l’associazione, la Croce Verde per tutti noi è stata un’insegnamento di vita. Adesso c’è una sede nuova, in via Garibaldi, con più professionalità e mezzi. Anche di questo ne siamo orgogliosi e ringraziamo tutti i volontari che prestano la loro opera».

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