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Carnevale di Viareggio
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Il commento - Non vi vergognate almeno un po'?

Fabrizio Brancoli

Il Carnevale di Viareggio da quest'anno a pagamento per i bambini non viareggini sopra i sei anni: una vera ingiustizia

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Ve la prendete con i bambini ma i debiti li avete fatti voi adulti. Fate pagare loro per mettere a posto i vostri conti sbagliati. Non vi vergognate? È un’ingiustizia che il Carnevale di Viareggio, una delle feste più schiette, genuine e popolari del mondo, decida di far pagare i più piccoli.

I bambini non sono una lobby socioeconomica, né un gruppo di pressione o tantomeno un partito. I bambini non sono un movimento politico, una fondazione bancaria o una potente associazione di categoria. Innescano consumi, fanno nascere mode e veicolano denaro. Con loro e su di loro gli adulti fanno sistematicamente soldi e condizionano la società attraverso i messaggi pubblicitari, le sovrastrutture mediatiche, l’imposizione di stereotipi e archetipi. Però in pochi parlano davvero per loro.

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E non fate il paragone con circhi, parchi avventura, zoo, partite di calcio, parchi giochi e concerti; non dite che non c’è niente di male, perché magari il biglietto è a pagamento anche allo show di Violetta o a Gardaland. Il Carnevale è un’emozione gratuita, è come un tramonto o una cascata di montagna: è bella e non si paga, punto. Il Carnevale è di tutti. Si paga per andare in tribuna, se si vuole, o per comprarsi una maschera, ma non per esserci. Se quest’anno la festa di Viareggio si genufletterà davanti al dio delle banconote, sarà un piccolo scandalo.

Per vedere la magia di un carro un bambino di sette anni dovrà passare dalla cassa: è un’ingiustizia. Gli chiederanno la carta di identità. Se è di Viareggio, è ancora in salvo; se abita a Lido di Camaiore, insomma al di là di un fosso, potrà ridere e gioire solo a pagamento. Con tanti saluti alle filosofie del turismo integrato, al “fare sistema” tra città e aree diverse, le frasi con le quali ci riempiamo la bocca quando parliamo di eventi o di vacanze da promuovere. Basta con gli steccati, raccontate voi adulti, per creare un’attrazione bisogna ragionare in chiave toscana, con un approccio ampio e senza anacronistici campanili...certo. Ma alla prima occasione, inchiodati dai budget, non trovate di meglio che tassare i cuccioli d’uomo e il loro stupore davanti a una costruzione di cartapesta. Alla fine, con queste regole, le famiglie finiranno per allontanarsi da un Carnevale troppo avido, e le strategie di bilancio delle istituzioni pubbliche a quel punto saranno un boomerang.

La prossima volta fate pagare i bambini anche per un abbraccio della mamma, incassate assegni e contanti per una favola della buonanotte e magari imponete un prezzo per fare un castello di sabbia in riva al mare. Accettate pagamenti con carta di credito anche per queste cose, giusto? Il coraggio non vi mancherebbe.

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