Gioco
Il ristorante Adriano medita la chiusura: «Qui non si lavora più»
Lo sfogo del titolare, quarant’anni di esperienza alle spalle: quando apro al mattino sono già sotto di 500 euro
VIAREGGIO. Il primo ristorante lo ha aperto in città alla fine degli anni Sessanta e oggi, quarant’anni dopo, non ha dubbi: «A Viareggio non si può più lavorare». Adriano Simonini, titolare dell’omonimo ristorante a due passi dal Municipio, si sfoga con il “Tirreno” in merito alla voce che lo danno pronto a gettare la spugna: «Più “ni” che “no”», risponde al cronista con lo spirito di chi sta ancora tentando di resistere ma sa che quello che vede intorno non lascia molte speranze. «L’intenzione di smettere - continua il ristoratore - da qualche tempo ce l’ho tutti i giorni. Se Viareggio non cambia per locali come il mio, di qualità medio-alta, non c’è speranza. Lo vedo dalla presenza degli industriali che oggi vengono a mangiare una volta al mese contro le quattro di qualche anno fa. E non è solo crisi...Sono i controlli....Non vengono per non farsi vedere...I controlli sono spietati».
Di politici locali e non Adriano ne ha visti passare e ripassare. Alla domanda su cosa chieda al prossimo sindaco che la città incoronerà a primavera la risposta è netta: «Al prossimo sindaco gli si chiede solo di fare il sindaco. Veramente e per la città...». Più facile a dirsi che a realizzarlo: «Vero...Perché tutti quelli che vanno alla “greppia” si trasformano a causa delle correnti politiche. Da un pezzo a questa parte, è brutto dirlo, abbiamo sindaci telecomandati».Tra crisi dell’amministrazione e stagnazione economica, il risultato è - Adriano parla chiaro - «che ho mandato a casa tre persone e che per il cenone dell’ultimo dell’anno ho avuto quaranta prenotazioni». E guai a lamentarsi perché c’è anche chi ha fatto i conti con molto meno: «La liberalizzazione delle licenze commerciali voluta da Bersani - sottolinea Simonini - è stato davvero un disastro. Oggi chiunque si può improvvisare ai fornelli...Basta mettere piede in qualsiasi bar...»., Certo, non sarà mai la stessa qualità dei ristoranti che a Viareggio hanno fatto la storia della tavola e resi famosi cuochi e ristoratori, ma in un momento di crisi alla fine la gente si accontenta.
Adriano si fa un po’ di conti in tasca: «Quattrodicimila euro di tassa sulla spazzatura, novemila euro per avere il suo pubblico con il gazebo all’esterno del locale, quattromila euro al mese di affitto... Quando al mattino apro il locale, senza avere già fatto niente, sono già sotto di cinquecento euro». Non poteva raccontarla meglio, Adriano, la situazione che stanno vivendo le attività economiche a Viareggio. Città dove, complice la dichiarazione dello stato di dissesto, inevitabile visto lo stato dei conti pubblici, qualsiasi misure per venire incontro a cittadini ed imprese, al momento, è vietata dalla legge. Che governi il commissario prefettizio o il migliore dei sindaci, da questo obbligo non si sfugge.
«Non sono mai riuscito a convincere il proprietario a vendermi il locale - sottolinea il ristoratore - e oggi siamo arrivati che le cifre chieste da chi ha il mattone a Viareggio non sono più sostenibili dalle attività». In centro, così come in Passeggiata il problema è sempre lo stesso: proprietari immobiliari che pretendono la resa del bene ed aziende che non sono più in grado di sostenere affitti che vanno dai quattromila ai dodicimila euro al mese: «In un anno - è la voce amareggiata di Adriano - mi sono “mangiato” tutto quello che avevo costruito in quaranta...».Impossibile da sostenere per chiunque. Così per il noto ristoratore e la famiglia che lavora con lui ci potrebbe essere un futuro all’estero, forse in quel Nicaragua che già ha attirato molti viareggini. Lui non conferma e non smentisce. Ma comunque vada a finire, se l’insegna “da Adriano” dovesse chiudere i battenti per la città e chi l’ha governata sarà una sconfitta.
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