Gioco
Duecentocinquanta famiglie di Viareggio al Tar contro il caro scuola
Impugnati, con due distinti procedimenti, gli aumenti per la mensa e per i nidi dovuti al dissesto del Comune
VIAREGGIO. Sono poco meno di 250 le famiglie viareggine che parteciperanno al ricorso collettivo contro gli aumenti dei servizi scolastici in città dovuti al dissesto finanziario del Comune. Un numero considerevole frutto del lavoro avviato, fin dalla manifestazione dello scorso 8 novembre in piazza Mazzini, dal Comitato Viareggio unita per il diritto all’istruzione sorto proprio per salvaguardare le scuole e i servizi sul territorio, tra i primi ad essere penalizzati a causa delle gravi condizioni in cui versano le casse comunali. Nel dettaglio sono 108 le adesioni delle famiglie al ricorso per contestare l’aumento degli asili nido, mentre superano le 130 quelle per il caro mensa.
In entrambi i casi si tratta di aumenti collegati alla procedura di dissesto: se il Comune è in deficit aumentano automaticamente e obbligatoriamente per la durata di 5 anni tasse, tariffe, imposte e costi dei servizi comunali (come previsto dall’articolo 251 del Testo unico degli enti locali). Cosa che per i servizi scolastici - mensa, nidi, scuolabus - si traduce nell’incremento della quota parte dei servizi a carico delle famiglie. In altre parole non è il costo in sè della refezione scolastica, per fare un esempio, ad aumentare, ma la cifra chiesta ai genitori degli alunni che ne usufruiscono e che precedentemente veniva in parte coperta dal Comune.
Un meccanismo, questo, che ha significato pesanti ripercussioni sulle famiglie viareggine che hanno figli a scuola. La mensa ha subito aumenti superiori al 30%: da novembre il costo per un pasto a scuola per una famiglia che non ha agevolazioni in base al reddito (cioè ha un Isee superiore a 12mila 619 euro) è passato da 4,26 euro a 5,67. Troppo per molti utenti tanto che in numerose scuole della città sono cominciate le proteste: chi rinuncia alla mensa scolastica e torna a mangiare a casa per poi rientrare a scuola nel pomeriggio, chi va a scuola con il panino. Risultato? Cala il numero dei pasti prodotti da Asp (la società del Comune che gestisce il servizio) cala l’incasso e la refezione è a rischio sopravvivenza perché restano costi fissi nei confronti dei quali non si riesce più a far fronte.
Del resto a rischio è anche il servizio scuolabus: tantissime le disdette dopo gli aumenti del 200% (le famiglie con reddito oltre i 12.228 euro da novembre pagano 75 euro al mese anzichè 25). Per tagliare le spese del Comune è stato anche deciso di vietare le uscite didattiche con gli scuolabus nelle scuole cittadine.
Non meno complessa la situazione dei nidi. Da novembre la gran parte degli utenti (famiglie con redditi oltre i 20mila euro Isee) ha subito aumenti superiori a 100 euro mensili (420 euro al mese per il tempo pieno e 315 per il tempo "corto" contro, rispettivamente, i 313 e i 219 euro in vigore fino a settembre). Molte mamme e papà non possono far fronte a questi rincari nè fare a meno del servizio, pena la perdita del lavoro da parte di uno dei due genitori. Da qui la mobilitazione e il ricorso la Tar seguito da genitori-avvocati che hanno messo a disposizione le proprie competenze gratuitamente.
Difficile dire se il ricorso potrà avere un esito positivo stante la situazione di dissesto finanziario del Comune. In ogni caso, per chi lo ha promosso, si tratta di un’azione di protesta con la quale affermare un principio di fondo: per la cattiva amministrazione della città non possono pagare i bambini.
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