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Versilia

Un Testo unico anti bagni all’asta

Un Testo unico anti bagni all’asta

È la proposta di legge presentata dalla senatrice Manuela Granaiola (Pd) ed elaborata da Del Dotto

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VIAREGGIO. Nasce con l’intento di «aggiornare un quadro normativo che non è più adeguato» il disegno di legge presentato dalla senatrice del Pd, Manuela Granaiola, “Testo unico dell’impresa balneare”, al quale si è arrivati con il contributo di Alessandro Del Dotto, Piero Bellandi e Laila Del Carlo. La proposta è quella di far istituire ai Comuni i cosiddetti Piani comunali di gestione del demanio marittimo sui quali le attività balneari vanno ad essere esercitate in virtù di un’autorizzazione unica che racchiuda tutti gli atti degli Enti competenti. «Un’autorizzazione - spiega l’avvocato Alessandro Del Dotto - che sia titolo ad utilizzare il bene dello Stato», ovvero il terreno che resta demaniale. «Ma - continua Del Dotto - si tratta di una rivisitazione completa del profilo del demanio, oggetto di un nuovo impianto normativo che non è la volontà di eludere le aste». Ovvero di sottostare a quella garanzia di parità nell’esercizio dell’attività sul bene pubblico che l’Europa ha disposto con la direttiva Bolkestein.

La scadenza del 15 ottobre prevista per il riordino complessivo della materia - ricorda Granaiola - «è trascorsa senza la presentazione ufficiale di alcun testo di legge. E le bozze circolate fino ad ora non hanno fatto altro che creare sgomento ed ulteriore confusione. È per questo motivo ed in totale spirito collaborativo con il Governo che abbiamo deciso di porre all’attenzione del tavolo che si riunirà il 13 gennaio, tra associazioni di categoria ed i sottosegretari interessati, la proposta di un Testo unico di riordino della materia».

Molti i balneari presenti alla presentazione della proposta, ieri mattina, con qualche voce perplessa di fronte al sistema di regole che il rilascio della autorizzazione unica comporterebbe. A cominciare dal non rilascio in caso di condanne a chi sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato per violazione di norme urbanistiche, edilizie o ambientali, per continuare con la «verifica biennale» cui l’autorizzazione viene sottoposta con «ricognizione delle consistenza dei beni aziendali esistenti sul demanio marittimo».

Tra i dubbi che la soluzione individuata pone c’è quella della sua valenza per il solo demanio marittimo. E quello portuale, soggetto ad analoghi obblighi fissati dall’Europa? Perché mai in ambito balneare si potrebbe arrivare ad un concetto di autorizzazione all’impresa che superi i vincoli imposti dall’insistere su bene demaniale, ed in quello portuale no? «Niente toglie che si possa procedere - risponde Del Dotto - con un analogo Testo unico per quanto riguarda i porti...». (d.f.)

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