Toscana
Morta nel porto, si attende l'autopsia per conoscere la verità
Il medico legale del 118 di Viareggio non si è pronunciato sull'annegamento come possibile causa del decesso. E intanto i carabinieri indagano su un'auto abbandonata su una banchina
VIAREGGIO. Come è morta Valentina Iovine, la trentenne trovata cadavere domenica nelle acque del porto di Viareggio? Dall'autopsia in programma mercoledì 31 dicembre ci si aspettano indicazioni utili per stabilire la causa del decesso.
Il medico legale della Centrale 118 che ha visto il corpo, prima sul pontile della Madonnina - appena recuperato dall’acqua - e poi all’obitorio non si è pronunciato sull’annegamento come probabile o improbabile causa della morte. Per capire che cosa ha portato alla fine prematura di Valentina bisognerà quindi attendere il responso dell’autopsia disposta dal sostituto Procuratore Enrico Corucci.
Solo lo stato dei polmoni della giovane donna potrà dire se la morte sia dovuta o meno ad annegamento. E starà al medico legale verificare se vi siano o meno segni di una violenza fisica o sessuale che l’esame esterno del cadavere non ha mostrato. Gli esami di rito stabiliranno, inoltre, se la ragazza abbia assunto o no, prima di morire, farmaci o stupefacenti.
Intanto, lunedì mattina, è spuntata in porto una Ford Fiesta scura lasciata in sosta da qualche giorno lungo la banchina in piazza Palombari dell’Artiglio, ad un passo da quel pontile numero tre dove è stata ritrovata, in acqua, Valentina. Chiusa, con segni di bivacco all’interno (cartacce, bottiglie, pacchetti di sigarette) è risultata essere di una donna versiliese che i carabinieri dovrebbero rintracciare al più presto.
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