Il dolore
Viareggio, ora la Darsena chiede più sicurezza
Dopo i troppi episodi di criminalità abitanti e commercianti lanciano una raccolta di firme in tutto il quartiere per una maggior presenza di polizia, carabinieri e vigili urbani
VIAREGGIO. Tutto è cominciato dal brutale pestaggio (sfociato poi in omicidio) di Manuele Iacconi, di gran lunga l’episodio più grave avvenuto in Darsena negli ultimi mesi.
Ma di casi di microcriminalità avvenuti nel quartiere intorno al porto, in realtà, ne sono accaduti tanti. Alcuni finiti sulle pagine dei giornali o in televisione, altri rimasti sommersi nel sottobosco della mancata pubblicizzazione. Ora, a sollevare il problema di una scarsa sicurezza del quartiere sono coloro che in Darsena vivono e lavorano. Che hanno promosso una raccolta di firme per chiedere a polizia, carabinieri e vigili del fuoco una maggior presenza sul posto. E di firme, i promotori, ne hanno raccolte a centinaia. Sinonimo di un malessere che è molto più che serpeggiante.
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La situazione - già critica da molti anni - sarebbe fra l’altro peggiorata con la chiusura per i lavori del ponte girante. Il mancato passaggio delle auto, infatti, avrebbe reso una sorta di «terra di nessuno» il reticolo di strade e piazze che si trovano fra il lungocanale e la via Petrarca. Senza tenere conto del problema (cronico) della Pineta di Levante che continua ad essere ricettacolo e rifugio per la microdelinquenza soprattutto nordafricana.
Di fronte al dilagare di furti e spaccio e sentendosi in balìa di ladri e malviventi, gli abitanti e i commercianti hanno perciò deciso di far sentire la propria voce. E adesso chiedono per scritto a chi di dovere (in primis polizia, carabinieri e vigili urbani) un presidio del quartiere e una maggiore visibilità che funzioni da deterrente per chi in Darsena viene con istinti predatori.
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