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Versilia

Trovate le statue rubate di Bleifeld

Trovate le statue rubate di Bleifeld

Erano nel bagagliaio di un’auto anch’essa rubata: al volante due camaioresi, denunciati

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VIAREGGIO. Furto e ricettazioni di opere d’arte: denunciati due camaioresi. Colpo grosso della polizia. Durante un servizio di controllo, gli uomini del commissariato di Viareggio fermano due soggetti a bordo di un’auto che transita in via Mazzini: si tratta di un 56enne e di una 33enne, entrambi camioresi e con diversi precedenti. Il controllo permette di constatare che la macchina su cui viaggiano - una Fiat Panda - è stata rubata nel maggio scorso all’esterno della stazione di Pisa.

Ma il bello deve ancora venire. All’interno del portabagagli ci, avvolte in buste di plastica, ci sono due sculture in bronzo. La prima raffigura un cavallo, la seconda una figura femminile seduta.

«E queste cosa ci fanno?», chiedono i poliziotti alla coppia. I malviventi tentano maldestramente di fornire una spiegazione e raccontano di aver acquistato le statuette da un fantomatico uomo di mezza età, a Pisa. Ma la storiella non convince le forze dell’ordine che subito pensano possa trattarsi di opere d’arte rubate.

Così partono le indagini che permettono di ricostruire la “vita” delle due opere: entrambe erano state forgiate in una fonderia di Forte dei Marmi con la tecnica della cera persa. Da successive verifiche si scopre che una di queste è “Prehistoric Horse”, opera realizzata dall’artista statunitense Stanley Bleifeld, morto nel 2011. La piccola scultura era stata trafugata nell’ottobre scorso dall’abitazione camaiorese della vedova dello scultore americano. Insieme ad essa erano sparite altre due opere in bronzo. A questo punto diventa possibile dare un nome anche alla seconda statuetta: si tratta di “Batsheva”, opera di Mario Parri, morto nel 1972. Anch’essa era stata rubata nella stessa occasione. La situazione comincia a chiarirsi ma resta un interrogativo: la vedova di Bleifeld aveva denunciato il furto di tre opere. Manca “The Dr. & Patient”, anch’essa di Bleifeld. «E la terza dov’è finita?», si chiedono gli agenti.

Inizia così una laboriosa ricerca svolta anche sul web. E proprio dalla Rete arriva la risposta. Su un sito di vendite on line si scopre che l’opera è stata acquistata in buona fede e con regolare contratto da una donna italiana per la modica cifra di 100 euro. Una volta informata, l’ignara acquirente ha restituito la scultura. I due camaioresi, invece, sono stati denunciati per reati contro il patrimonio.

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