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il dibattito sulle origini

Balderi: cari pietrasantini, questa festa è nata a Seravezza

Balderi: cari pietrasantini, questa festa è nata a Seravezza

SERAVEZZA. Alzi la mano chi conosce com’è nato il Camel Ponce. Probabilmente solo in pochi, soprattutto tra le nuove generazioni che partecipano ai saluti di Natale a suon di ponce al mandarino,...

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SERAVEZZA. Alzi la mano chi conosce com’è nato il Camel Ponce. Probabilmente solo in pochi, soprattutto tra le nuove generazioni che partecipano ai saluti di Natale a suon di ponce al mandarino, sanno com’è nata questa tradizione, unica in tutta Italia.

E c’è un signore di Seravezza, Roberto Balderi, che ha deciso di raccontare al Tirreno la sua versione sull’inizio della festa. Secondo cui il Camel Ponce sarebbe sbocciato per caso, nel lontano 1983, in quattro bar del capoluogo di Seravezza. Per ammazzare il tempo in attesa della messa di mezzanotte. E prima di trasferirsi nella piccola Atene sarebbe somigliato ad un Camel Trophy (la dura competizione a tappe di fuoristrada, dalla quelle ha preso il nome) dei bar, che coinvolgeva la Versilia da Mulina di Stazzema fino a Forte dei Marmi.

Secondo Balderi, classe 1960, figlio del famoso Parigino, tutto iniziò con un brindisi fra amici, il primo in quello che fu il bar Lissona, oggi Chimera. All’inizio era chiamato Camel “Ponci”, in dialetto. «Era la vigilia di Natale del 1983 - racconta Roberto Balderi - e mi trovavo fuori dal bar Lissona quando vidi arrivare mio nipote Carlo con altri ragazzi, tra i quali ricordo Ste’ Alessandrini, Salvato' Beraglia, Ferna' Tabarrani, Alessio Landi, e qualcun altro. Era freddo e in attesa della messa non sapevano dove andare. Al che mi venne un’idea. Gli dissi: “Venite dentro che con un poncetto il freddo passa”». Roberto era il più grande, e il gruppetto ancora infreddolito si spostò in piazza Carducci al bar di “Giulietto” per un secondo ponce. Poi agli altri bar ancora aperti: "“il Puntoni”, adesso Marcos - prosegue Roberto - e da “Marino”. Ovviamente la messa andò persa». Dopo il caso, però, per creare l'evento fu necessaria la volontà dei giovani. «L’anno dopo – prosegue Roberto Balderi - ci mettemmo d'accordo per partire da Ruosina (dal “Matto”) e facendo fermata ad ogni bar aperto (Ripa e Querceta) arrivammo dalla Trie’ al Forte, in via Michelangelo. Intanto il gruppo cresceva. Il terzo e quarto anno partimmo da Mulina di Stazzema, da "La Luciana"». E anche se oggi per fortuna questo aspetto si è perso, il Camel Ponce sarebbe nato come una vera e propria competizione, appunto dura come quella sportiva delle auto 4x4, che si correva in quegli anni. Una sfida all’ultimo ponce al mandarino, alla conclusione dalla quale - dalla Trie’ - molti avevano già abbandonavano il Camel. Ma perché oggi avviene a Pietrasanta? «Il gruppo si era allargato, a più di un centinaio di persone - spiega Roberto - Ricordo ancora quando il quarto anno Ste’ Alessandrini attaccò sulle auto dei cartelli con scritto Camel Ponce. Però si erano verificati diversi incidenti, non gravi, e decidemmo di fare questa cosa stabilizzandoci in un solo posto. Chiedemmo la disponibilità ai bar di Seravezza, ma ricevemmo un rifiuto da parte dei proprietari, in quanto per loro la vigilia di Natale era da trascorrere in casa con la famiglia. Mentre trovammo accoglienza a Pietrasanta».

Tiziano Baldi Galleni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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