Il Tirreno

Versilia

I due diciassettenni arrestati scelgono la strada del silenzio

di Claudio Vecoli
I due diciassettenni arrestati scelgono la strada del silenzio

Quello che si è autoaccusato del pestaggio di Manuele conferma la confessione ma non aggiunge altro L’amico che avrebbe pestato Lusardi si avvale della facoltà di non parlare. «Chiariremo tutto più avanti»

4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Uno ha scelto la strada del silenzio. L'altro ha confermato la versione già fornita alla polizia nel giorno in cui si costituì. Sottoposti all'interrogatorio di garanzia previsto dal codice penale, i due diciassettenni arrestati all'alba di martedì per l'omicidio di Manuele Iacconi e per il tentato omicidio di Matteo Lasurdi non hanno aggiunto particolari novità a quanto già si sapeva. Anche se, per bocca dei loro legali, annunciano di essere pronti a parlare nel corso del primo interrogatorio che si terrà di fronte al giudice del Tribunale per i minori di Firenze che si occupa delle indagini. E con ogni probabilità in quella occasione gli avvocati difensori chiederanno per i due minori una misura alternativa al carcere (dagli arresti domiciliari all'affidamento ad una comunità di recupero).

Confessione confermata. Il primo atto della lunga giornata di ieri è andato in scena a Roma, dove è agli arresti il diciassettenne che - quattro giorni dopo l'aggressione della notte di Halloween, con Iacconi che stava lottando fra la vita e la morte – si presentò in commissariato per confessare di essere stato lui a massacrare a colpi di casco il trentaquattrenne meccanico di Piano di Mommio in via Coppino. Una ricostruzione, quella fatta dal ragazzo, che gli inquirenti hanno giudicato fin da subito solo in parte credibile. Soprattutto quando cerca di accollare su di sé tutte le responsabilità di quanto accaduto. E quando dice di essere stato aggredito per primo (“preso per il bavero del giubbotto”, avrebbe detto ai poliziotti che lo interrogavano) e di aver così reagito ad una sorta di provocazione.

Di fronte al gip del Tribunale per i minori di Roma, Gloria Gori, il diciassettenne arrestato ha confermato nella sostanza quanto dichiarato il giorno in cui si è costituito. Anche se i due legali che lo difendono – gli avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi – hanno voluto ribadire che nella ricostruzione fatta dal loro assistito di quanto accaduto la notte di Halloween non avrebbe detto di aver fatto tutto lui, ma di essersi inizialmente trovato lì da solo e di aver poi visto arrivare gli amici che hanno partecipato al pestaggio in un secondo momento. «In quei momenti concitati, il ragazzo non si era neppure reso conto che nel frattempo era stato aggredito anche l'amico di Iacconi», hanno spiegato i due difensori.

Il diciassettenne reo confesso – già con alcuni precedenti specifici alle spalle malgrado la giovane età e con problemi di tossicodipendenza – ha poi spiegato al giudice che prima dell'omicidio stava per entrare in una comunità di recupero nelle Marche: la Exodus di don Antonio Mazzi. “Nel corso del primo interrogatorio di fronte ai magistrati fiorentini che si occupano del caso – spiegano Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi – è nostra intenzione chiedere per il nostro assistito l'affidamento a quella comunità”.

Niente da dire. L'altro diciassettenne arrestato – che ha trascorso questi primi giorni di reclusione nel carcere minorile di Torino – si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Una strategia processuale indicatagli dai suoi difensori, gli avvocati Giorgio Nicoletti e Paola Memmola. «Non perché non sia nostra intenzione parlare – ha spiegato l'avvocato Nicoletti – ma perché essendo l'interrogatorio di garanzia una udienza tecnica, abbiamo deciso che spiegheremo la nostra posizione nel corso dell'interrogatorio che ci sarà al Tribunale per i minori di Firenze. Fra l'altro non abbiamo ancora potuto visionare tutti gli atti collegati all'ordinanza di custodia cautelare perché con ogni probabilità non ci saranno consegnati prima di martedì».

Sul merito di quanto contestato al suo assistito, però, l'avvocato Nicoletti anticipa già una serie di obiezioni che saranno oggetto delle prossime deposizioni: «Lui, al momento in cui è scoppiato tutto, si trovava all'interno della piadineria di via Coppino insieme alla fidanzata. E ci sono le immagini delle telecamere di sicurezza del locale a dimostrarlo. Una volta vista la confusione, ha cercato di capire cosa stesse accadendo ed è stato aggredito da qualcuno. Quanto al casco con cui è stato colpito il Lusardi, lui lo avrebbe lanciato da lontano».

Una verità, quella del secondo arrestato per l'omicidio, che diverge non poco dalla ricostruzione fatta dagli investigatori. «Ma il mio assistito – prosegue l'avvocato Nicoletti – non ha ancora avuto modo di poter parlare con gli inquirenti visto che non è mai stato interrogato. Credo che, non appena potrà farlo, avrà modo di chiarire la propria posizione. E certamente l'accusa di omicidio e tentato omicidio dovrà essere necessariamente riformulata. Tanto è vero che chiederemo per il ragazzo gli arresti domiciliari. E, visto che da pochissimo aveva trovato anche un lavoro, faremo istanza perché possa anche recarsi al lavoro».

@ClaVecoli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini