Il Tirreno

Versilia

Rapina nella villa di Marchioro: il Dna incastra uno dei banditi

di Claudio Vecoli
Rapina nella villa di Marchioro: il Dna incastra uno dei banditi

Arrestato Gennaro Buonavoglia: lo inchiodano le tracce biologiche trovate su passamontagna e guanti Identificati anche gli altri due autori del colpo: sono due quarantenni residenti a Viareggio

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VIAREGGIO. Come nei moderni telefilm gialli (o nei talk show televisivi) a tradirlo è stato il Dna. Già, perché a far scattare l'arresto di Gennaro Buonavoglia per la rapina messa a segno l'estate dello scorso anno nella villa dell'ex allenatore di calcio Pippo Marchioro sono state alcune tracce organiche rinvenute sui guanti e sul passamontagna utilizzati per il colpo e abbandonati sull'auto con cui il bandito è fuggito insieme a due complici. E così il quarantacinquenne pregiudicato originario di Napoli ma da molti anni residente a Viareggio – già in prigione per una serie di reati contro il patrimonio – dovrà con ogni probabilità prolungare la sua permanenza all'interno del carcere di San Giorgio a Lucca dove è rinchiuso.

Ma è tutta la banda ad essere stata smascherata. Oltre a Gennaro Buonavoglia – l'unico per il quale sono scattate le manette proprio perché inchiodato dalla prova del Dna – sono infatti stati individuati anche gli altri due componenti del commando: un quarantaduenne viareggino amico del Buonavoglia e un tunisino di trentotto anni regolarmente residente a Viareggio.

L'episodio – che destò non poca preoccupazione in Versilia per il modus operandi spregiudicato utilizzato dai banditi – risale al 21 agosto dello scorso anno. Quella sera, tre individui travisati e armati attesero il ritorno a casa di Pippo Marchioro e della moglie che - al rientro dal mare nella loro abitazione sulle colline di Camaiore – non appena parcheggiata l’auto, vennero affrontati dai tre che si erano nascosti fra le piante e, sotto la minaccia delle armi, furono costretti a scendere al piano inferiore della villa dove furono imbavagliati, bendati e legati con del nastro adesivo, poi rinchiusi in un bagno con ordine di non muoversi sotto la minaccia di morte. I tre banditi fecero razzia rubando vari oggetti di valore, oro e argenteria, per poi allontanarsi a bordo di un'auto abbandonata a pochi chilometri di distanza per utilizzare un mezzo più “pulito” per la fuga. Pippo Marchioro e la moglie riuscirono poi a liberarsi grazie all’intervento di alcuni vicini accorsi dopo aver udito le grida di aiuto, ma una volta scattato l'allarme, dei tre banditi sembrava essere perduta ogni traccia.

Le indagini dei carabinieri hanno però consentito col primo intervento sul luogo di rintracciare e reperire il materiale utilizzato dai malviventi (guanti, passamontagna, nastro isolante, ecc.) che era stato gettato nei pressi della villa, rivelatosi molto utile per il prosieguo delle indagini proprio perché contenente numerose tracce di profili biologici di uno dei banditi.

La svolta per l'inchiesta, però, è scattata dopo qualche tempo. Rintracciata la refurtiva, in parte affidata ad un Compro Oro di Viareggio da una quarta persona che adesso rischia di essere indagata per ricettazione, è stato possibile restringere il campo di ricerca su alcuni soggetti con precedenti per furti e rapine abitanti in Versilia, sino a circoscrivere e identificare nei tre individui gli autori della rapina.

Il Dna analizzato presso i laboratori del Ris di Roma, che ha confermato la compatibilità dei profili biologici presenti sui guanti e sul nastro adesivo con il profilo biologico di Gennaro Buonavoglia, oltre alla sua presenza nel giorno e nell’ora del colpo nella zona di Camaiore dove si trova la villa, accertata dai carabinieri attraverso l'analisi delle celle di un telefonino in suo possesso, ha permesso di far scattare l'arresto disposto dal Tribunale di Lucca con l'accusa di rapina aggravata in concorso nonché sequestro di persona. Gli altri due – per i quali le prove non sono altrettanto schiaccianti – restano al momento denunciati a piede libero con il medesimo capo di imputazione.

Ma il colpo messo a segno nella villa di Pippo Marchioro non è l'unico episodio che i carabinieri accreditano alla banda. Secondo quanto ricostruito, infatti, ai tre potrebbe essere attribuito anche una rapina in villa messa a segno a Massarosa ai danni di una famiglia di svizzeri in vacanza in Versilia. “Ma le indagini tutt'ora in corso – ha spiegato il colonnello Zaccariello durante la conferenza stampa – potrebbero portare a nuovi, interessanti sviluppi”.

@ClaVecoli

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