Il Tirreno

Versilia

Prima denuncia per il tallio «Ci ha fatto ammalare»

di Luca Basile
Prima denuncia per il tallio «Ci ha fatto ammalare»

Cinque abitanti di Valdicastello lamentano patologie che potrebbero essere conseguenza dell’inquinamento. La perizia del primario di psichiatria Di Fiorino

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PIETRASANTA. Si va dalla neuropatia alle complicazioni neuropsichiatriche fino alle alterazioni gastrointestinali e alla perdita dei capelli. Sintomi e patologie che accomunano cinque residenti di Valdicastello e che, a parere degli avvocati Ivan Marchetto e Simone Grandi, supportati da una perizia medica, sarebbero riconducibili all’assunzione, negli anni, di tallio. L’emergenza dell'acqua inquinata a Pietrasanta approda, dunque, negli uffici della Procura: «presenteremo una denuncia-querela nei prossimi giorni» dicono i legali, per una causa che evoca il danno biologico e che potrebbe aprire per la prima volta le porte del tribunale ad una problematica dai contorni, in sede penale e civili, ancora tutti da definire.

«Il nostro studio rappresenta cinque persone, tutte di Valdicastello, che soffrivano già da alcuni anni di disturbi neuropsichiatrici. Da qui l'esigenza di accertare se tali sintomi fossero causalmente riconducibili all'assunzione sistematica del tallio, presente ormai da anni in dosi massicce nell’acqua potabile che veniva erogata nella frazione. L’intossicazione cronica da tallio comporta infatti neuropatia, ai sensi della scienza medica, complicazioni neuropsichiatriche, alterazioni gastrointestinali, perdita di capelli e molti altri disturbi - spiegano Marchetto e Grandi - per questo motivo abbiamo dato incarico al professor Di Fiorino, primario di Psichiatria dell’ospedale Versilia, professore a contratto di psicogeriatria e psichiatria forense presso l'Università di Pisa, di accertare se i sintomi in questione fossero riconducibili all’assunzione di questa sostanza altamente nociva. Dopo varie visite ed esami eseguiti sui nostri clienti, Di Fiorino ha rilevato che la sintomatologia rilevata (disturbi neuro-psichiatrici) fosse conseguenza diretta dell’esposizione cronica degli stessi a dosi massicce di tallio e quindi confermava il nesso causale fra i gravi disturbi che affliggono i soggetti e l'assunzione di tallio».

Il 10 novembre scorso i due avvocati hanno così fatto istanza di accesso agli atti per acquisire i dati completi sull'acqua inquinata. «Ad oggi solo Arpat e Università di Pisa ci hanno inoltrato i dati. Gaia ha rigettato la richiesta definendola troppo generica, da Comune e Asl non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Considerando l'inerzia e il rigetto delle nostra istanza, prossimamente saremo costretti a presentare ricorso al difensore civico e al Tar al fine di ottenere l'accesso alla documentazione conservata dagli enti - evidenziano i legali - premesso il rilievo penale di tutta la vicenda, a breve, come detto, verrà depositata, da parte dell'avvocato Debora Ianniello, presso la Procura della Repubblica di Lucca, una denuncia-querela da parte dei nostri clienti, affinché la stessa procura possa valutare le eventuali responsabilità per quanto accaduto stante la lesione della loro integrità psicofisica permanente derivante dalla intossicazione predetta».

È prematuro parlare, oggi, dell’entità dei risarcimenti danni richiesti e delle rilevanze e delle responsabilità penali nella vicenda, ma l'iter è stato innescato e in quel solco, tortuoso, a breve si inseriranno altri cittadini e altri studi legali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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